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martedì 24 marzo 2009

Nucleare o Terza rivoluzione industriale

Scilla (Italia), 24 marzo 2009

Ricevuto, pubblico volentieri l'opinione di Aldo Franco (nella foto sotto) sull'accordo Italia-Francia relativo all'energia nucleare e su una possibile alternativa di sviluppo sostenibile legato all'energia per la Sicilia.


Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com



Nucleare o Terza rivoluzione industriale

di Aldo Franco*

Aldo Franco
Poche settimane fa, il Governo Berlusconi ha firmato un accordo di collaborazione con la Francia per la costruzione di quattro centrali nucleari nel nostro paese e una di queste dovrebbe essere costruita nella Regione Sicilia, più precisamente nella provincia di Ragusa. Io credo che, oltre l’impatto ambientale, uno dei requisiti di parametro da adottare per la scelta della costruzione di questa centrale sia la sicurezza sismica. Mi sono avvalso - e lo ringrazio per questo- della collaborazione di un esperto in geologia, il Dott. Francesco Maesano il quale ci dice che:

"Basandoci sulla mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale elaborata dall’Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia, che costituisce la fonte ufficiale sulla quale basare le valutazioni di pericolosità sismica, si possono fare delle considerazioni molto valide sui siti a maggiore o minore rischio sismico. In particolare, tra i parametri che vengono considerati nella compilazione della mappa, si hanno la sismicità storica e la presenza di strutture sismogenetiche. Quindi laddove non siano stati registrati terremoti in epoca storica (tenendo presente che durante il medioevo il record storico di eventi naturali è molto lacunoso) o dove l’attuale conoscenza della geologia e della tettonica attiva di un’area non sia particolarmente approfondita, si rischia di avere una valutazione del rischio sismico approssimativa.
Quindi bisogna prevedere lo stanziamento di fondi per lo studio approfondito del sito individuato al fine di escludere con le moderne tecniche di analisi paleosismologica e di tettonica attiva, la possibilità di eventi di notevole magnitudo che possano interessare il futuro impianto".

Questo è ben chiaro al governo, e quest’accordo molto formale tra Italia e Francia altro non è che un impegno futuro a collaborare scambiandosi consulenze e tecnologie. Siccome sul suolo italiano è quasi del tutto impossibile costruire delle centrali nucleari - anche grazie all’opposizione dei Presidenti di Regione, perfino di quelli vicino a Silvio Berlusconi come Cappellacci che ha dichiarato che mai darebbe il suo consenso alla costruzione di una centrale sul territorio sardo - allora l’accordo sembra più funzionale soltanto all’ENI che pare aver acquisito dei contratti di distribuzione di tecnologia nucleare in giro per il mondo senza tuttavia averne le necessarie competenze.
Allora cosa si dovrebbe fare dato che l’Italia ha bisogno di energia?
La risposta è intervenire sull’efficienza e risparmio energetico degli edifici residenziali e produttivi; intervenire sul ciclo produttivo delle aziende con l’utilizzo di materie prime menoimpattanti e dopo aver fatto questo produrre energia attraverso le fonti alternative che ormai hanno raggiunto degli sviluppi enormi anche in termini di tecnologie e di diffusione, come i pannelli fotovoltaici. Non grandi centrali che creano problemi socio-economici nel territorio dove vengono realizzati ma piccoli insediamenti che permettano di avere energia quando serve, dove serve e quanta ne serve evitando sprechi e speculazioni. Perché grandi centrali possono essere realizzate da grandi gruppi che poi alla fine decidono il prezzo. Mentre le piccole centrali possono essere realizzate da consorzi all’interno di un nucleo produttivo inserito in una zona industriale, andando loro a stabilire il prezzo. Senza essere dipendenti di un grande gruppo o di una potenza straniera, come nel caso del gas importato dalla Russia.
Con tutto questo la Sicilia potrebbe dar vita alla terza rivoluzione industriale, anche attraverso la costruzione del rigassificatore di porto Empedocle, riuscendo a dare un’accelerazione verso la produzione di energia e creando nuove opportunità di sviluppo e posti di lavoro. Questa Regione, grazie ad una inadeguata progettualità, ha già perso l’appuntamento con l’area di libero scambio del 2010 con i paesi del Mediterraneo, per mancanza di infrastrutture e correlazioni socio-economiche.
Vedremo se saprà raccogliere la vera opportunità di cambiamento.

*componente dell'Assemblea costituente nazionale del Partito democratico

martedì 24 febbraio 2009

Aldo Franco: Franceschini avvii lo svecchiamento della classe dirigente del Partito democratico

Parla Aldo Franco, membro dell'assemblea costituente nazionale del Partito democratico e testimone diretto dell'elezione alla segreteria di Dario Franceschini

Scilla (Italia), 25 febbraio 2009

In questo momento di cambiamenti per il Partito democratico e, di riflesso, per tutta la politica italiana, ho posto alcune domande ad Aldo Franco, componente dell'assemblea costituente nazionale del partito del centrosinistra riformista italiano, ma anche amico ed attento lettore e collaboratore di giovannipanuccio.blogspot.com.
Ne sono venuti fuori degli spunti interessanti, soprattutto per la disponibilità di Franco a parlare senza reticenze e omissioni.
Ciao, Aldo! Hai preso parte alla riunione del 21 febbraio dell'assemblea costituente che ha "incoronato" l'ex vicesegretario Franceschini come segretario incaricato di "traghettare" il Partito democratico durante la fase precongressuale che condurrà alle primarie del prossimo ottobre?
"Naturalmente."
Hai condiviso la soluzione transitoria invece delle primarie immediate chieste da Parisi?
"Sì, perché l'imminenza dell'appuntamento con le europee e con importanti elezioni amministrative esige da subito una segreteria ed un segretario forti e con pieni poteri. Soltanto così si potranno comporre per Strasburgo liste con candidati autorevoli e fortemente radicati nel territorio e, al tempo stesso, garantire la piena funzionalità del partito per valutare e favorire gli accordi e le alleanze che dovranno essere necessariamente conclusi in vista del rinnovo di molte importanti amministrazioni comunali e provinciali.
Ho condiviso l'elezione di Dario Franceschini anche per l'intenzione, che ho colto durante il suo intervento, di azzerare il governo ombra e di tentare lo svecchiamento di molte cariche dirigenziali."
Pensi, quindi, che Franceschini sia la persona giusta per "contenere i danni" dell'imminente stagione elettorale - europee; amministrative; referendum per la riforma elettorale in senso bipartitico - della prossima primavera?
"Credo che in una fase critica come quella che sta affrontando attualmente il Partito democratico ci sia la necessità di ricompattare le varie anime che lo contraddistinguono. E questo poteva avvenire solo con l'elezione di un segretario che fosse gradito ai big nazionali e che, allo stesso tempo, non creasse una forte scollatura con la base. Ovvero, principalmente, gli eletti all'assemblea nazionale e la generalità degl'iscritti. Senza contare che Franceschini, come tu hai ricordato, ha ricoperto il ruolo di vicesegretario nazionale, lavorando a stretto contatto con Veltroni. S'è voluto, quindi, dare anche un segnale di riconoscimento del lavoro comunque significativo svolto dall'ex segretario. Tutto incentrato nella corsa a svolgere un immediato lavoro con i coordinamenti regionali per frenare l'emorragia di voti che ha subito il partito dalle scorse elezioni poltiche ad oggi."
Condividi l' "allarme Costituzione" lanciato dal neosegretario? Non pensi che dopo quindici anni siano un po' rientrati i pericoli di uno "svuotamento della democrazia" ad opera di Berlusconi?
"Sinceramente sono abbastanza stufo dell'attacco giornaliero nei confronti di Berlusconi. Preferisco un'opposizione forte e presente tanto in Parlamento quanto sul territorio. Capace di dare un segnale di discontinuità con l'operato del governo Berlusconi.
Più che il timore di un tentativo di svuotamento della Costituzione, mi preoccupa la forzatura che il presidente del Consiglio ha voluto portare avanti - prefigurando un conflitto di attribuzioni fra i poteri dello Stato - con la presentazione di un decreto-legge sul caso Englaro che, se il presidente della Repubblica non si fosse rifiutato di firmarlo, avrebbe di fatto bloccato l'esecutività di una sentenza definitiva della Corte di cassazione.
Credo che una revisione della seconda parte della Costituzione possa essere presa in esame. Penso, ad esempio - visto che siamo in tempi di federalismo fiscale - che si dovrebbe iniziare dall'istituzione di un Senato federale con compiti legislativi nelle materie di prevalente competenza regionale che lasci all'altra Camera i compiti legislativi di carattere generale, prevedendo anche una relativa velocità dei tempi di presentazione e approvazione dei disegni di legge."
Ma facciamo un passo indietro. Secondo te, cosa ha determinato il fallimento del tentativo Veltroni che tante speranze aveva suscitato non solo nel cosiddetto "popolo ulivista" ma anche in chi, come me, crede che sia finalmente giunto il momento per la definitiva instaurazione, nella nostra Repubblica, di una moderna democrazia dell'alternanza basata su due grandi partiti eterogenei ma capaci di fare emergere una forte capacità decisionale e che offrano, quindi, governi forti in grado di realizzare quasi per intero i loro programmi ed opposizioni altrettanto abili nel contrapporre punto per punto al governo in carica soluzioni credibilmente migliori, presentandosi alla Nazione come valida alternativa?
"Il problema della segreteria di Veltroni è stato tutto interno, logorata - com'è stata - dal gioco delle parti portato avanti da alcuni esponenti del partito. Questo è un partito nuovo (e non un nuovo partito), costituito da varie culture - laiche e cattoliche - unite dal pensiero di carattere riformista che ci deve contraddistinguere in ambito sia nazionale sia europeo.
La segreteria Veltroni è iniziata con la grande partecipazione di più di tre milioni di cittadini che si sono recati nei gazebo per rendere concreto e visibile un grande e nuovo concetto di democrazia diretta, con la scelta di un segretario di partito.
Ma, con il passare del tempo, questa spinta si è esaurita. Veltroni è stato troppo accondiscendente. Si è fatto troppo tirare per la giacchetta. Ha, come a lui piace dire, pacatamente e serenamente, assunto troppe posizioni buoniste. In alcuni momenti, invece, serve anche l'autorevolezza del capo carismatico, giustificata proprio dal sostegno di quei tre milioni di cittadini delle primarie.
Ma il logorio interno ha distrutto questa capacità di direzione. Faccio un solo esempio. Riforma elettorale per le europee. I gruppi di Camera e Senato riuniti decidono di approvare lo sbarramento al quattro per cento per la distribuzione dei seggi. Un attimo dopo - nelle interviste concesse da parlamentari di area Red - si avanzano delle critiche per la scelta appena effettuata, tanto per consentire a quest'associazione di area dalemiana di dare un segnale ai partiti di sinistra che avrebbe appoggiato il loro tentativo d'impedire l'inserimento della soglia o, almeno, di renderla più bassa.
Ecco: sono state le cose dette e ancor più quelle non dette che hanno portato all'indebolimento di Veltroni fino all'esito delle dimissioni.
Aggiungo, però, che secondo me la società italiana è troppo eterogenea e ci vorrà ancora un po' di tempo prima che si possa affermare definitivamente una matura concezione bipolaristica ed avviare una stagione di riformismo e semplificazione della politica. Per far sì che questo accada è necessario che si affermi un'egemonia del Pdl e del Pd. Risultato virtualmente raggiunto dal Pdl per la presenza di un capo padrone come Berlusconi, ma che dovrà necessariamente essere raggiunto anche dal Partito democratico nel prossimo congresso."
Come dovrebbe essere secondo te il percorso del Partito democratico da qui agli appuntamenti istituzionali di maggio-giugno e da lì alle primarie di ottobre?
"Secondo me il percorso che deve intraprendere il Partito democratico nei prossimi mesi è quello di un completamento dell'organizzazione strutturale nei territori con l'istituzione di sezioni di partito che lo avvicinino al cittadino, in modo da creare uno stretto rapporto tra la base e il vertice ed una vicinanza fra gli elettori e l'apparato amministrativo. Contemporaneamente, va avviata una nuova progettualità di natura politica riformista in modo da far capire a tutto il Paese che il Partito democratico può essere una forza di governo. Promuovendo iniziative per sopperire a questa crisi economica, per dare maggiore sviluppo al turismo ed evitare che ci sia ancora un Paese a due velocità, con un Nord sempre più ricco e competitivo ed un Sud sempre più arretrato e costretto da sessant'anni di cattiva gestione a dover sempre chiedere sussidi, senza sviluppare la capacità di sfruttare tutti i finanziamenti a pioggia che sono arrivati nelle nostre Regioni."
Non posso non chiederti, in conclusione, un giudizio sull'attuale momento politico della tua isola, la Sicilia. A che punto sono i rapporti tra il Movimento per l'Autonomia, il Popolo della Libertà e l'Udc?
"Sono particolarmente in fibrillazione. C'è una guerra in atto tra una parte del Pdl che fa riferimento a Miccichè e Prestigiacomo ed un'altra che fa riferimento ad Alfano e Firrarello i quali, in accordo con l'Udc, tentano di bloccare la riforma del sistema sanitario in Sicilia portata avanti dal Movimento per l'Autonomia. Un sistema totalmente controllato dalla politica attraverso la nomina dei direttori e dirigenti sanitari, controllati dai partiti di maggioranza, con un controllo clientelare che sa tanto di prima Repubblica.
Si assiste ad un completo "mischiare di carte" tra la politica nazionale e quella regionale. Basti pensare alla richiesta da parte di Berlusconi al presidente della Regione Lombardo di tentare d'indebolire il più possibile il peso elettorale dell'Udc nell'isola - proprio per sottrarle anche qualche direzione sanitaria - offrendo in cambio al Mpa l'accesso al rimborso elettorale per le prossime europee a tutte le forze che otterrano il due per cento dei voti."
E il Pd siciliano: in quali acque naviga? Quali prospettive di crescita intravedi per il tuo partito nella tua Regione?
"Ovviamente anche in Sicilia il partito ha risentito dei problemi nazionali. Devo riconoscere un'attenta opposizione nei confronti del governo regionale, volta a far emergere il più possibile le contraddizioni e le guerre di potere che stanno combattendo fra di essi i partiti di maggioranza: il Pdl, l'Udc e l'Mpa del presidente Lombardo. Mentre l'azione del Pd è segnata da un completo immobilismo riguardo alla formazione delle proprie strutture regionali e locali. Credo che anche in questo campo si debba fare uno sforzo in più, dando vita necessariamente ad un Pd più autonomo e federato con il partito nazionale, in modo da poter decidere in maniera più veloce e diretta le politiche migliori per il nostro territorio, ad iniziare dalle alleanze elettorali del prossimo futuro."
E' migliorato lo stato delle casse del Comune di Catania? Quali conseguenze ha patito, o sta patendo, la popolazione della tua città da questa situazione?
"Tocchi una dolente nota: lo stato della mia città, Catania. Le casse comunali sono completamente vuote. I famigerati centoquaranta milioni di euro tanto promessi dal governo nazionale non sono arrivati. Abbiamo avuto le strade al buio per la mancata erogazione della luce elettrica da parte dell'Enel, a causa di un debito di svariati milioni da parte dell'amministrazione comunale. Abbiamo il manto stradale pieno di buche con il continuo rischio, per i cittadini, non solo di distruggere i propri mezzi, ma d'incorrere in incidenti stradali anche particolarmente gravi: si pensi in particolare ai giovanissimi guidatori di ciclomotori.
Un sindaco, Raffaele Stancanelli, che si diverte a fare il turista nella propria città, trincerandosi dietro la scusa del mancato arrivo del finanziamento e non pensando che ci potrebbero essere molte iniziative del Comune a costo zero in grado di far ripartire la macchina amministrativa. Basti pensare al piano regolatore, fermo da svariati anni, che - integrato ad un piano urbanistico del traffico e delle politiche abitative - potrebbe sbloccare svariati progetti e spingere all'emersione delle idee e iniziative da parte dell'imprenditoria locale."

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

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domenica 18 gennaio 2009

'U NONNU: L'ARIA S'HA DA CAGNA'

Scilla (Italia), 18 gennaio 2008

La recente lettera di Aldo Franco ha ispirato ulteriori riflessioni sul tema a Francesco Picone, noto alla blogosgfera come U Nonnu. Le trovate cliccando sul titolo di questo spazio o sull'identica scritta in calce a queste righe di presentazione.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

'U NONNU: L'ARIA S'HA DA CAGNA'

sabato 17 gennaio 2009

L'attuale maggioranza ingrata verso le Regioni meridionali?

Scilla (Italia), 17 gennaio 2009

Ricevuto, pubblico volentieri.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

Caro Giovanni,oggi vorrei commentare l'ennesimo furto che il governo
Berlusconi sta attuando nei confronti delle Regioni Meridionali,oltre a
recepire finanziamenti dai fondi FAS,fondi istituiti per le aree
sottosviluppate,49 milioni per la sicurezza nello stretto di messina,
1.365 milioni per rete viaria in Sicilia e Calabria,0.6 milioni fondi
per porto di Gioia Taura,500 milioni per l'ici,ora si agginge
l'emendamento leghista sulla divisione in tre macroaree per la
produzione di energia elettrica,in modo da far lievitare del 25-30% il
costo sulla produzione di energia elettrica e il conseguente aumento
della bolletta sia ai cittadini che alle fabbriche,mi chiedo con quale
coraggioun industria dovrebbe investire al Sud quando triplicheranno le
spese di energia,se il buongiorno si vede dal mattino,iniziamo davvero
male,quando si sta iniziando a parlare di federalismo fiscale,in barba
ai principi costituzionali di sussudiarietà tre le Regioni,credo che i
nostri rappresentanti sia di centro-destra e di centro-sinistra eletti
nel Sud Italia dovranno stare molto più attenti se si vuole davvero
intraprendere un cammino di riforme,come sottolineato dal Presidente
Della Repubblica Giorgio Napolitano,in occasione della visita
all'Università di Cosenza,richiamando le forze politiche a
intraprendere si un cammino federale ma dando un occhio di riguardo
alle Regioni più svantaggiate,ed esattamente a 24 ore da quell'appello
la lega-nord compie un gesto che conferma il suo carattere
secessionista....credo che sia nostra responsabilità attenzionare il
problema,in modo da non continuare a dovere elemosinare delle risorse,e
subire un ulteriore divario,fra Nord e sud.



Aldo Franco.

sabato 4 ottobre 2008

Catania. Come hai fatto ad arrivare a questo punto?

Scilla (Italia), 4 ottobre 2008

Continua la mia interessante e fruttuosa corrispondenza elettronica con l'esponente del Partito democratico, nonché mio amico personale, Aldo Franco.
Stavolta mi ha accennato alla tremenda situazione finanziaria che sta vivendo la sua città di Catania in questo periodo.
Accetterò con piacere i contributi di altri lettori, in particolare catanesi, invitando soprattutto i locali esponenti del Popolo della Libertà a contestare, se lo ritengono, le affermazioni di Franco.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

Caro giovanni, credimi è con immenso piacere che ogni tanto nei miei
ritagli di tempo, mi soffermo a disturbarti con qualche articolo o
commento, su tue iniziative e continuerò a farlo,tra l'altro in modo
del tutto casuale, i nostri commenti stanno avendo un grande riscontro
dall'attualità,hai visto mentre nell'agenda di governo arriva il
decreto sul federalismo fiscale....contemporaneamente si decide di dare
un contributo a fondo perduto per salvare la mia città dal dissesto
economico,questo perchè l'amministrazione di centrodestra con a capo il
sindaco scapagnini....ha distrutto nel giro di otto anni dal 2000 al
2008 tutto quello che di buono si era fatto.
E' una sensazione
bruttissima percorrere strade al buio....vedere l'immondizia
ammucchiata nelle strade.....si è scelto di intervenire per salvare una
città dal tracollo che avrebbe scaturito immensi problemi dal punto di
vista sociale,ma ho il timore che quest'intervento sia solo un
palliativo,140 milioni di euro sono nulla quando il deficit in bilancio
è di 357 milioni di euro,senza considerare i debiti fuori bilancio si
arriva alla cifra astronomica di un miliardo di euro,sembra essere un
secondo caso alitalia,ad esser sincero avrei preferito leggendolo in
modo egoistico la dichiarazione di dissesto auspicando nel giro di
qualche anno un ricambio generazionale dell'attuale classe dirigente,ti
farò sapere come si risolverà alla fine la vicenda,sperando che alla
fine catania riesca a risollevarsi....ciao e a presto!

Aldo Franco

mercoledì 1 ottobre 2008

Federalismo fiscale e Mezzogiorno. Cresce il dibattito politico-culturale nell'imminenza dell'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione

Un documento dell'associazione "Italiani per l'Europa", vicina al Partito democratico catanese, s'inserisce nel dibattito sul federalismo, con particolare riguardo ai cruciali aspetti economico-finanziari.
"La sfida del federalismo, anche fiscale, se correttamente gestita, può costituire l'occasione per accrescere il capitale istituzionale e sociale del Mezzogiorno".


Scilla (Italia), I ottobre 2008

Aldo Franco, già noto ai lettori di giovannipanuccio.blogspot.com, mi ha segnalato un interessante documento dell'associazione "Italiani per l'Europa" - nata in ambienti catanesi del Partito democratico e presieduta da Salvatore Raiti, ex deputato e padre fondatore, come Franco, del Pd - a proposito del possibile impatto sul Mezzogiorno e le Isole dell'imminente adozione del cosiddetto federalismo fiscale come forma e sostanza organizzativa del sistema finanziario della Repubblica italiana. Tale adozione, anche se probabilmente percepita da larghi strati dell'opinione pubblica - soprattutto meridionale ed insulare - come una sorta di "capriccio" della Lega Nord, è, in realtà, costituzionalmente obbligata, in quanto stabilita dall'articolo 119 della Costituzione, come sostituito dalla legge costituzionale 3/2001, meglio nota come "riforma del titolo V". Tale riforma fu approvata, in fretta e furia, al fotofinish della XIII legislatura repubblicana, con i soli voti favorevoli della maggioranza parlamentare di allora, che andava dai centristi fuorusciti dal centrodestra, guidati da Mastella e Loiero - che, tradendo sostanzialmente la volontà dei loro elettori, avevano costituito l'Udr prima (con Cossiga) e l'Udeur poi, consentendo ai Ds, al Ppi ed ai loro alleati originari di rimanere al governo - fino ai comunisti di Cossutta e Diliberto i quali, staccandosi da Rifondazione comunista, s'erano opposti invano alla caduta del governo Prodi I.
Ho trovato il documento - intitolato "Federalismo e Mezzogiorno" - largamente condivisibile e molto ben argomentato.
Da apprezzare è, soprattutto, l'assenza di ogni qualsivoglia strumentalizzazione che altri politici meridionali e insulari di centrosinistra stanno cavalcando, tentando - piuttosto invano, per la verità - di presentare l'adottando federalismo fiscale come una sorta di seconda spoliazione del Mezzogiorno e delle Isole ad opera dei "nuovi piemontesi" leghisti e liberalpopolari.
Il documento sottolinea, in primo luogo, come la riforma in preparazione non sia affare privato del governo o, tutt'al più, del tandem governo-Parlamento ma stia venendo alla luce con il contributo decisivo delle Regioni e degli enti locali. A cominciare dalla deliberazione della Conferenza dei presidenti delle Giunte regionali e delle Province autonome di Treno e Bolzano del febbraio 2007 nella quale le Regioni e le Province autonome si candidano al ruolo di sedi privilegiate del coordinamento e della regolazione della finanza territoriale e confermano l'imprescindibile necessità dell'approntamento di un fondo perequativo (già previsto, per altro, dal citato articolo 119 riformato) capace di minimizzare l'impatto del bisecolare divario Nord-Sud sulla fruizione dei servizi di competenza regionale e locale da parte dei cittadini.
A chi si chiede come le Regioni meridionali ed insulari possano accettare principi simili, forieri, potenzialmente, di riduzioni delle risorse economiche a loro disposizione, il documento risponde citando vari approfonditi studi che dimostrano come a tali Regioni non siano, molto spesso, mancate le risorse - fossero esse d'origine statale o comunitaria - quanto, piuttosto, la capacità d'impiegarle nel modo migliore.
Ed è qui che arrivano le note più dolenti dell'interessante contributo, anche se quest'ultimo è, comprensibilmente, venato d'ottimismo, com'è "obbligatorio" aspettarsi da dei buoni politici.
Il documento di "Italiani per l'Europa", pur paventando - quasi per esorcizzarla - la possibilità che dalle nuove riforme possano scaturire deleterie ed anacronistiche contrapposizioni tra Settentrione e Meridione - con conseguente rischio di aumento del divario economico tra le due "macroaree" della Repubblica ma anche di un impoverimento complessivo della qualità della vita nell'intera Nazione che non può certo essere auspicata neanche dai settentrionali - concentra la sua attenzione sugli aspetti positivi dell'innovazione, a cominciare dalla responsabilizzazione maggiore delle classi dirigenti. Viene citata la possibilità, altresì, che determinati fondi dell'Unione europea potrebbero supplire più che efficacemente il diminuito trasferimento di risorse statali. E' sottolineato, inoltre, come la nuova realtà autonomistica non ha certo annullato la possibilità per lo Stato di indicare e perseguire grandi obiettivi nazionali di sviluppo, a cominciare dal miglioramento delle infrastrutture. Solo che tutto ciò richiederebbe la presenza in loco di una classe dirigente - politica, amministrativa, imprenditoriale - della cui proporzionalità al compito è più che lecito dubitare. Un compito che richiede fantasia, abnegazione, onestà pressoché assoluta, capacità - soprattutto - d'immaginare programmi realizzabili e di perseguirli fino in fondo, rendendo partecipi - almeno a livello informativo - le opposizioni di oggi che potrebbero diventare le maggioranze di domani venendo, quindi, chiamate a completare il lavoro iniziato da altri. Parte del compito, dunque, è certamente la capacità di trattare in maniera affidabile con le autorità statali e comunitarie, prendendo impegni che poi ci si dimostrerà in grado di mantenere.
Da apprezzare, inoltre, l'invocazione di forme sempre più incisive di alleggerimento della pressione burocratica sull'efficienza della vita sociale ed economica e di liberalizzazione dei servizi.
Grande assente del documento, infine, anche se è indirettamente presente quando, fra le cose che più mancano al Mezzogiorno e alle Isole - accanto a beni pubblici, infrastrutture, ricerca - è citata anche la legalità, è il vero nemico della loro crescita e del loro sviluppo. La criminalità organizzata. Cosa nostra, ndrangheta, camorra, sacra corona unita. Con la partecipazione straordinaria - e sempre più inquietante - dei sodalizi "d'importazione". Mafia: in tutte le sue forme e denominazioni. Le classi dirigenti meridionali dovrebbero essere in prima fila a pretendere uno Stato "feroce e spietato" nei confronti di queste realtà. E invece sentiamo solo qualche frase di circostanza in occasione dell'ennesimo lutto. In attesa del prossimo.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

martedì 23 settembre 2008

Aldo Franco (Partito democratico): Obama sa leggere i veri bisogni del popolo statunitense

Scilla (Italia), 23 settembre 2008

Aldo Franco - uomo politico catanese, già presidente dei giovani della Margherita in Sicilia ed attuale componente dell'Assemblea costituente nazionale del Partito democratico - mi ha inviato una lettera elettronica a proposito dell'imminente elezione del quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti d'America.
In essa, esprime innanzitutto la propria piena soddisfazione per l'uscita della "dinastia Bush" dal novero dei presidenti in carica della Nazione nordamericana (ha però dimenticato Jeb Bush, già governatore della Florida per due mandati, figlio di George H. W. e fratello minore di George W., che potrebbe mettersi in corsa fra quattro o otto anni) unita alla forte fiducia nel fatto che l'eventuale elezione di Barack Obama potrebbe - a suo giudizio - rappresentare per gli Stati Uniti e per il mondo l'inizio di una grande stagione di positivi cambiamenti.
Non tutto dell'analisi di Franco, ovviamente, mi convince, ma accolgo con estremo piacere questa sua attenzione al mio sito, concretizzatasi in una lettera ricca di spunti interessanti per nuovi articoli e per una approfondita discussione.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

Caro Giovanni, finalmente trovo un po' di tempo per rispondere ai tuoi
articoli sempre puntuali e sagaci, attento ai fatti che accadono nel
mondo...vorrei per adesso soffermarmi con te sulle prossime elezioni
presidenziali americane, partendo da un dato certo...ovvero la fine
della dinastia Bush!!! Credo che gli Stati Uniti D'America hanno
toccato con mano una delle pagine più brutte della vita Politica,
Economica, Sociale, Ambientale, della loro vita democratica. Con un
Presidente non eletto dal popolo (dato che le elezioni erano state
vinte dal candidato Democratico Al Gore) che ha curato esclusivamente
gli interessi suoi e dei suoi amici camuffandoli da interventi di
natura politica...(similitudine con il collega italiano)...Oggi
L'America è davanti ad una grande crisi economica,che condizionerà
molti aspetti della vita del popolo Americano, e non solo dato che
ormai viviamo in un sistema economico globalizzato, con ripercussioni
che risentiremo ovviamente anche in Italia. L'election day sta
arrivando...il 4 novembre è dietro l'angolo, e i due candidati sono
orma lanciati verso la fine di questa grande ed entusiasmante campagna
elettorale, sono convinto che il sistema politico internazionale
necessita un cambiamento, di un periodo di grandi riforme:Economiche e
Sociali, e credo che in America il primo cambiamento sia l'elezione a
Presidente di Barack Obama, e non perché vuole sfruttare il bisogno di
cambiamento per un avanzamento nella carriera politica, ma perché sta
sapendo leggere i veri bisogni del popolo Americano, stanchi di vivere
continuamente sotto il pericolo di attacchi terroristici, stanchi di
veder sperperare denaro pubblico verso una guerra che alla fine si
sta rivelando il grande bluff che tutti avevamo abbondantemente
anticipato, stanchi di esser considerati la più grande potenza
economica e militare del mondo, salvo poi accorgersi che stanno vivendo
nel passato...Credo che solo con un grande cambiamento, che attraversi
tutti gli aspetti della attività politica mondiale si possa migliorare l'aspettativa di vita di tutti noi.
Ti ringrazio per avermi dato l'opportunità di esprimere questi pochi
concetti sul tuo blog...mando un saluto a te e ai tuoi attenti
lettori...promettendoti che a breve se ti farà piacere potremmo
continuare le nostre discussioni politiche anche su altri argomenti...

Aldo Franco