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sabato 4 luglio 2009

Giuseppe Giordano, lo chef della porta accanto...

Piacevoli scoperte. A Scilla, nell'incantato borgo di Chianalea, al ristorante "Panoramic" (già "Xifia") è possibile incontrare un eccellente connubio tra tradizione e innovazione nell'arte culinaria dagli esiti sorprendenti. Non solo per il palato...

Scilla (Italia), 4 luglio 2009

Conoscevo Giuseppe Giordano, scillese come me, più giovane di alcuni anni. Sapevo che da parecchio tempo girovagava per ristoranti e alberghi dell'Italia settentrionale e della vicina Europa. Ma non credevo che, varcata la soglia della cucina, vi rimanesse oltre il tempo necessario a prelevare le portate da condurre ai tavoli. Me lo immaginavo in sala ad intrattenere i clienti - e, soprattutto, le clienti - con il suo spirito goliardico e spontaneo...
Quando sono stato invitato da alcuni amici a trascorrere una serata al ristorante "Panoramic" (già "Xifia") dove Giordano avrebbe cucinato per noi sapevo, quindi, che avrei trascorso del tempo piacevole, principalmente per il posto e per la compagnia, ma non avrei scommesso un euro che avrei gustato una cena non comune.
Percorro a piedi, dunque, il lungomare Colombo, la via San Francesco di Paola ancora disastrata dai lavori in corso e chiusa al traffico carrato - incredibile in piena stagione turistica per un posto come Scilla! -, il porto e faccio, quindi, il mio ingresso a Chianalea, subendone il fascino fatto di suggestioni visive, acustiche ed olfattive come fosse la prima volta. Mi dirigo verso piazza Porto Salvo, parte "alta" del quartiere, ed entro nel ristorante, raggiungibile anche dalla strada statale 18, pochi metri dopo la Chiesa arcipretale dell'Immacolata, in direzione Bagnara. Franco e Carmelo Santafemia sono dei perfetti padroni di casa. Sanno della prenotazione dei miei amici e m'intrattengono in attesa del loro arrivo. Nel corso della serata dovrò pure scusarmi con Franco per avergli detto che il posto non è sufficientemente ventilato: il caldo era quello che proveniva da me stesso reduce da una lunga camminata e non da una terrazza panoramica che presto si rivelerà - anche per il clima - uno spicchio di Paradiso.
A tavola. Chiara è gentile e disponibile ad ascoltare le nostre richieste e rende subito, con il suo sorriso, ancora più belle le portate magistralmente impiattate da Giordano, che si diverte a presentarcele in forme non scontate e tuttavia coerenti. Non manca mai un pomodorino ciliegino a ricordarci che siamo nel cuore del Mediterraneo, quasi una firma dello chef scillese. Tra gli antipasti non mancano i classici come le frittelle di neonata (ciciaredda a Scilla, bianchetto altrove) o le cozze marinate né novità degli ultimi anni che hanno ampiamente - e con grande successo! - superato la fase "sperimentale" come la parmiggiana di melanzane e pescespada. Giuseppe ci propone anche una "tartara" di pescespada. Ci piace, ma il nostro rapporto con la crudità o con le cotture del tutto prescindenti dal fuoco non è ancora completamente pacificato. Il resto sono sapori e odori e visioni del mare e della terra riuniti in un'armonia che difficilmente chi non cucina per mestiere e - soprattutto - per passione riesce ad immaginare.
Tale armonia raggiunge il culmine nel risotto d'oro (o dorato?) nel quale tutti i sapori - ho riconosciuto il parmigiano, i funghi, qualcosa di "marino" che non saprei dire... - non solo s'armonizzano ma sembrano fondersi in unico sapore superiore...
Il dessert è l'evergreen tiramisù... Ma poteva essere quello solito? Certo che no! E allora via i savoiardi e dentro delle cialdine morbide che immagino preparate personalmente dallo stesso Giordano, associate ad una cremina di una delicatezza tutt'altro che priva di sapore e a delle fragole succulente...
Un sorso del calabresissimo Vecchio Amaro del Capo, l'odore e il rumore del mare un po' distante ma ancora fortemente percepibile, una brezza leggera che rende il clima semplicemente ideale, la professionalità e la gentilezza di Franco, Carmelo, Giuseppe e Chiara e la compagnia di amici aperti al sorriso rendono tutt'altro che comune una serata all'insegna del piacere dei sensi.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

sabato 20 giugno 2009

Basta un'elle. Ed ecco che un water è diventato Walter...

Strepitosa Rachele Ammendola, al debutto del suo one-woman-show al Castello dei Ruffo di Calabria di Scilla.
"COLORS_ pop (r)esistenza al femminile in regime di mediocrazia" è in scena anche domenica 21 giugno alle 21,30

Scilla (Italia), 21 giugno 2009

Visto "COLORS", il one-woman-show di Rachele Ammendola, del quale avevo parlato qui.
Dopo alcuni mesi, riattraverso l'ormai ideale ponte levatoio del Castello della mia città. Paradossalmente, mi sento spaesato... Dovrò attendere la fine dello spettacolo prima di vedere qualche faccia scillese. Vado incontro ad una delle organizzatrici, che mi riconosce. Più tardi vedrò anche la corrispondente di un quotidiano locale. Il senso di estraneità finisce presto. La gente non è molta. Ma si capisce subito che è lì per un motivo, che si aspetta qualcosa...
La scenografia è affidata ad un sapiente gioco di luci e ad uno schermo "similcinematografico". Il resto lo fanno il profilo del possente maniero ed un cielo stellato nonostante le previsioni.
Le luci si abbassano. Sullo schermo parte una galleria fotografica che già suscita qualche sensazione su quello che sarà lo spettacolo. Blu, giallo, rosso. Blue, yellow, red. Il freddo (esterno ed interiore), l'invidia per tutte le cose che la ristrettezza della vita impedirà di fare, il sole lontano nell'orizzonte che regala la sua ultima fiammata dopo averti illuso di essere raggiungibile...
Ammendola parte con il "willkommen, bienvenu, welcome" del minnelliano Cabaret, danza allegra ed incosciente sull'orlo del baratro del nazismo. Bravissima, mi dico, ma già m'insospettisco. Non dovevamo assistere ad una sua opera?
La citazione è lunga e fatta benissimo ed è seguita da quella della Madonna (Ciccone, naturalmente) di Material girl. Ma non si tratta, appunto, che di citazioni. O, se si vuole, di omaggi. Ad un certo immaginario collettivo più ancora che a singole opere o artisti.
Il modo di cantare di Ammendola è musicalmente ineccepibile. Con un di più di interpretazione derivante dalla granitica preparazione dell'attrice. E passa dall'italiano all'inglese come se fossero uno la sua lingua madre ed uno il suo dialetto...
Ma non è che l'inizio. Rachele è un fiume in piena. Riesce in un'impresa il cui successo è concesso a pochi, pochissimi. Far ridere a crepapelle, cioè, ed al contempo costringere lo spettatore a pensare, riflettere, solidarizzare e ribellarsi.
Ne ha davvero per tutti, Ammendola. Per la pubblicità, per la crisi che c'è ma non si vede (o non c'è, ma si vede: è lo stesso). Per le riviste "femminili" che di femminile hanno solo la volontà di perpetuare lo stereotipo della donna frivola ed incapace di vera indipendenza, alla quale è concesso di uscire dalla mediocrità. Ma esclusivamente con la fantasia. E così il termine francese "chic" - sulla bocca romagnola del suo primo personaggio - somiglia tanto all'inglese "sick", malato...
Una chat finita male ha il suo epilogo in un dialogo con il water di una discoteca, al nome del quale è sufficiente aggiungere un'elle dopo l'a per renderlo più umano. Quanti Walter conosce ognuno di noi fra quanti credono d'essere chissà chi e in realtà sono solo un water o, al massimo, un water più un'elle?
Scrivendo, mi accorgo che il desiderio di fermare per sempre il godimento provato rischia di farmi raccontare ogni parte dello spettacolo, col risultato d'impedire ad altri lo stesso godimento che non può essere pieno se non è velato da una buona dose di sorpresa.
Le numerose interazioni fra generi e specie artistiche e tecniche, pur importanti, non mettono in ombra neanche per un momento il ruolo di padrona e signora assoluta del palcoscenico di Ammendola. Ho visto la pop art, ho intravisto il futurismo. C'erano internet e la televisione.
Alla fine era un unanime coro di "brava!". Anch'io avrei voluto gridare. Non l'ho fatto. Un po' per timore che il mio vocione, in quel contesto, apparisse ridicolo. Un po' perché un "brava!" - che, diciamoci la verità, non si nega (quasi) a nessuna/o al termine di uno spettacolo - mi sembrava riduttivo per un'artista completa che considero strepitosa.
Eppure una siffatta attrice non è riuscita in una cosa. Quando un suo personaggio anelava ardentemente di perdere la sua femminilità nella speranza, così, di ottenere l'equo riconoscimento delle proprie doti, Ammendola non l'ha persa, neanche per un secondo.
Il titolo completo dell'opera è "COLORS_ pop (r)esistenza al femminile in regime di mediocrazia"
Tu, Rachele, la tua resistenza l'hai già vinta!

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

sabato 28 febbraio 2009

Scilla

Ogni persona per bene dovrebbe tendere a considerare la propria città o il proprio villaggio come "il posto più bello del mondo".
Chi scrive ha la presunzione, pensandolo, di non allontanarsi troppo dal vero...


Scilla (Italia), 28 febbraio 2009

Oggi, dopo pranzo, modificando parzialmente le mie abitudini, incoraggiato dal tanto agognato ritorno del sole, ho deciso di percorrere a piedi il lungomare di Scilla, il posto - sul versante tirrenico calabrese dello Stretto di Messina - nel quale vivo fin dalla nascita.
Mai decisione è stata più saggia!
Il "profumo d'estate", per quanto possa apparire strano, già s'intrasente sia pur celato dal forte odore d'acqua e terra lasciato dalle abbondanti piogge cadute - e forse ancora imminenti - in questa straordinaria stagione invernale.
Passeggiare in questo clima assolato è veramente consigliabile. Tutto, dal calore desiderato e infine giunto senza l'invadenza tipica delle temperature tardoprimaverili e ancor più di quelle estive, all'odore della salsedine, fino agli splendidi riflessi del sole sull'acqua marina, dona un apparentemente immotivato buon umore e predispone ad un curioso ottimismo.
Camminando, mi accorgo di esser finito all'interno di una comitiva di turisti provenienti da un qualche Paese di lingua tedesca. Dati i miei tratti somatici non propriamente "mediterranei" la mia presenza tra di essi non dev'essere apparsa troppo stridente...
Giunti all'imbocco della via per il porticciolo turistico-commerciale, non cesso di meravigliarmi di come io condivida lo stesso stupore di quelle persone - ciascuna delle quali era posta di fronte a quello spettacolo per la prima o, al massimo, la seconda volta - alla vista dei riflessi del sole sul mare e dello scenario pressoché unico dato dalla vista dei monti a strapiombo sul mare, degli scogli che paiono scolpiti da un Michelangelo e della foce dello Stretto che pare quella di un grande fiume...
D'altra parte, mi trovo in buona compagnia tra chi non è riuscito a rimanere indifferente innanzi alla bellezza della mia città.
Dagli antichi aedi del Mito greco-romano a poeti e scrittori e pittori e scultori di ogni luogo ed epoca storica...

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com