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domenica 7 febbraio 2010

INFORMAZIONE CULTURALE: "Le nozze di Adelina" in scena alla "Technè Contemporary Art Gallery" di Reggio Calabria

Ricevo dalla TERESA LIBRI COMMUNICATION e volentieri pubblico quanto segue.

Vivere una favola è possibile.

È iniziata ieri durerà fino a stasera?

Ma è solo un’anticipazione di quello che succederà a coloro che si accingeranno a pronunciare il fatidico SI’ avvalendosi dell’organizzazione e della collaborazione della wedding planner Teresa Vecchio. Be’ sì ho usato un termine di stampo Anglosassone, per forza, in quanto analizzando la traduzione significherebbe pressoché pianificatore oppure organizzatore matrimoniale. Agli occhi dei, spero pochi, lettori che disconoscono la lingua Inglese sembrerebbe trattarsi di una professionista che si occupa di prevenire divorzi o separazioni.

E INVECE NO! Teresa Vecchio la wedding planner i matrimoni li organizza mettendo la sua esperienza e la sua professionalità a servizio delle coppie in procinto di.

Scegliere location ideali e per la funzione e per il ricevimento, proporre ogni particolare che poi sfocia nell’essenziale, suggerire l’arredamento del nido d’amore degli sposi. Questi ed altri i “problemi” che non saranno più psicologicamente a carico dei futuri sposi o dei parenti più prossimi. Per questo c’è la wedding planner (tranquilli non lavoro anche per la Master Card!).

Ad un certo punto Teresa Vecchio con il suo seguito di wedding experts approda alla Technè Contemporary Art Gallery di Reggio Calabria.

Le algide mura della galleria sembrano proprio fare al caso loro: ogni cosa, ogni particolare si combina alla perfezione con l’esigenze organizzative.

L’accoglienza e l’ospitalità di Angela Pellicanò, Caterina Pellicanò, Caterina Scaramuzzino e Salvatore Lumia, i membri della Technè Contemporary Art riscaldano con la loro aria di artisti da Rive Gauche ogni evento e manifestazione svolto nella loro Gallery. Caterina P., Caterina S. e Salvatore L. sempre volutamente lontano dai riflettori sono anche loro insieme ad Angela P. – che è anche direttrice artistica - il cuore pulsante di questa meravigliosa realtà artistico-culturale. Le loro opere parlano, si animano e suscitano emozioni indescrivibili.

Teresa Vecchio e gli altri amici de Le Nozze di Adelina si muovono tra gli ambienti della Gallery con un fare familiare. È questo che il management della mostra-evento ha voluto creare: la familiarità di una favola. Glamour, gusto, raffinatezza, sobrietà, sensualità e feeling attraggono i visitatori della mostra. Già qualcuno espone le proprie lamentele perché due giornate sono poche. Ma chi l’ha detto che si tratta solo di due semplici ed uniche giornate? Il gruppo di partecipanti all’organizzazione è sempre a disposizione per ogni consiglio e/o suggerimento:

  • Il flower designer Francesco Calabrò titolare di "Petali Fiori e Forme" –
  • l'architetto (interior design) Daniele Leuzzo
  • "Kedivè" di Luisa Racinaro e Laura Zagari.
  • l'atelier "Sposami" di Matilde Francica
  • i musicisti delle "Magiche Armonie".
  • Il fotografo Giuseppe Tassitano,
  • Confini Viaggi
  • Il maestro cioccolatiere Paolo Caridi.
  • Anna Evoli titolare del Bed and Breakfast “Le Stanze di Anna”
  • Ylenia De Marco titolare di “ARTeS - Servizi e Consulenza x l'arte

E scusate se è poco!

Teresa Libri

Reggio Calabria, 7 febbraio 2010

sabato 4 luglio 2009

Giuseppe Giordano, lo chef della porta accanto...

Piacevoli scoperte. A Scilla, nell'incantato borgo di Chianalea, al ristorante "Panoramic" (già "Xifia") è possibile incontrare un eccellente connubio tra tradizione e innovazione nell'arte culinaria dagli esiti sorprendenti. Non solo per il palato...

Scilla (Italia), 4 luglio 2009

Conoscevo Giuseppe Giordano, scillese come me, più giovane di alcuni anni. Sapevo che da parecchio tempo girovagava per ristoranti e alberghi dell'Italia settentrionale e della vicina Europa. Ma non credevo che, varcata la soglia della cucina, vi rimanesse oltre il tempo necessario a prelevare le portate da condurre ai tavoli. Me lo immaginavo in sala ad intrattenere i clienti - e, soprattutto, le clienti - con il suo spirito goliardico e spontaneo...
Quando sono stato invitato da alcuni amici a trascorrere una serata al ristorante "Panoramic" (già "Xifia") dove Giordano avrebbe cucinato per noi sapevo, quindi, che avrei trascorso del tempo piacevole, principalmente per il posto e per la compagnia, ma non avrei scommesso un euro che avrei gustato una cena non comune.
Percorro a piedi, dunque, il lungomare Colombo, la via San Francesco di Paola ancora disastrata dai lavori in corso e chiusa al traffico carrato - incredibile in piena stagione turistica per un posto come Scilla! -, il porto e faccio, quindi, il mio ingresso a Chianalea, subendone il fascino fatto di suggestioni visive, acustiche ed olfattive come fosse la prima volta. Mi dirigo verso piazza Porto Salvo, parte "alta" del quartiere, ed entro nel ristorante, raggiungibile anche dalla strada statale 18, pochi metri dopo la Chiesa arcipretale dell'Immacolata, in direzione Bagnara. Franco e Carmelo Santafemia sono dei perfetti padroni di casa. Sanno della prenotazione dei miei amici e m'intrattengono in attesa del loro arrivo. Nel corso della serata dovrò pure scusarmi con Franco per avergli detto che il posto non è sufficientemente ventilato: il caldo era quello che proveniva da me stesso reduce da una lunga camminata e non da una terrazza panoramica che presto si rivelerà - anche per il clima - uno spicchio di Paradiso.
A tavola. Chiara è gentile e disponibile ad ascoltare le nostre richieste e rende subito, con il suo sorriso, ancora più belle le portate magistralmente impiattate da Giordano, che si diverte a presentarcele in forme non scontate e tuttavia coerenti. Non manca mai un pomodorino ciliegino a ricordarci che siamo nel cuore del Mediterraneo, quasi una firma dello chef scillese. Tra gli antipasti non mancano i classici come le frittelle di neonata (ciciaredda a Scilla, bianchetto altrove) o le cozze marinate né novità degli ultimi anni che hanno ampiamente - e con grande successo! - superato la fase "sperimentale" come la parmiggiana di melanzane e pescespada. Giuseppe ci propone anche una "tartara" di pescespada. Ci piace, ma il nostro rapporto con la crudità o con le cotture del tutto prescindenti dal fuoco non è ancora completamente pacificato. Il resto sono sapori e odori e visioni del mare e della terra riuniti in un'armonia che difficilmente chi non cucina per mestiere e - soprattutto - per passione riesce ad immaginare.
Tale armonia raggiunge il culmine nel risotto d'oro (o dorato?) nel quale tutti i sapori - ho riconosciuto il parmigiano, i funghi, qualcosa di "marino" che non saprei dire... - non solo s'armonizzano ma sembrano fondersi in unico sapore superiore...
Il dessert è l'evergreen tiramisù... Ma poteva essere quello solito? Certo che no! E allora via i savoiardi e dentro delle cialdine morbide che immagino preparate personalmente dallo stesso Giordano, associate ad una cremina di una delicatezza tutt'altro che priva di sapore e a delle fragole succulente...
Un sorso del calabresissimo Vecchio Amaro del Capo, l'odore e il rumore del mare un po' distante ma ancora fortemente percepibile, una brezza leggera che rende il clima semplicemente ideale, la professionalità e la gentilezza di Franco, Carmelo, Giuseppe e Chiara e la compagnia di amici aperti al sorriso rendono tutt'altro che comune una serata all'insegna del piacere dei sensi.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

martedì 23 giugno 2009

Rachele Ammendola: "Sono solo una persona che ha studiato e che ci mette impegno e anima: tutto qui"

Breve scambio d'impressioni con l'autrice-interprete di "COLORS_ pop (r)esistenza al femminile in regime di mediocrazia"

Scilla (Italia), 23 giugno 2009

Rachele Ammendola ha letto il mio pezzo del 21 giugno. Ne è nato lo scambio d'impressioni che riporto qui di seguito.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com


21.6.2009
Ho letto quello che hai scritto...
posso darti del tu? Ti ringrazio infinitamente di ogni singola parola. Ancor prima ti ringrazio di avere avuto la voglia e la disponibilità di dare fiducia, per una sera, ad un' illustre sconosciuta che per di più (cosa che da noi è un demerito) è anche tua concittadina... ("ma chi bboli sta zinudda i Rrriggiu ?!?!!").

Ieri è stata una serata difficile ma splendida. Era la prima volta che mi cimentavo in uno spettacolo dai toni non drammatici e per di più scritto da me. Far ridere è più difficile che far piangere ma volevo sperimentare la possibilità di fare arrivare un messaggio con leggerezza e senza "imparanoiare" il pubblico.
Voi mi avete dato forza e carica... siete stati un pubblico meraviglioso, attento, sensibile e disponibile all'ascolto. Se lo spettacolo è riuscito è anche merito vostro. Non mi sento all'altezza di tutti i complimenti che mi fai (ma falli pure non mi offendo certo...!!!!!!!) sono solo una persona che ha studiato per fare quello che fa e che ci mette impegno e anima: tutto qui.
Grazie ancora... mi hai commosso.

Un abbraccio

Rachele


Mi chiedi se puoi darmi del tu!?... Be'! E' un vero onore per me che tu lo faccia. Credimi: non uso le parole a caso. Dici di te: "sono solo una persona che ha studiato per fare quello che fa e che ci mette impegno e anima: tutto qui"... Be': io toglierei esclusivamente il "solo" e il "tutto qui". Il resto si vede e si sente tutto: in ogni tua espressione, in ogni parola cantata o recitata, in ogni posa... E sono proprio le cose che non si vedono e non si sentono in moltissime persone baciate da una notorietà enormemente superiore alla tua. Persone certamente da non biasimare: lo sarebbero se non avessero colto le opportunità offerte loro dal... "destino"... Ma di certo è da biasimare un "sistema" italiano che - in ogni campo e quindi anche nel mondo dell'arte e dello spettacolo - premia l'affine, il cortigiano, il commercialmente redditizio, il non problematico per schemi consolidati ed autoalimentantesi... insomma: tutto, tranne il talento e il merito.
Io mi sento colpevole. Di non averti mai sentito nominare prima di questi giorni. E' come se mi fossi volontariamente privato di una ricchezza umana e culturale che avevo a portata di mano.
La mia non è stata una critica teatrale o il resoconto di un cronista. Ma solo la condivisione il più possibile fedele delle impressioni di uno spettatore.
Credimi: varcato il portone del Castello, non ero animato dalle migliori intenzioni. Avevo presente il rischio - data la scottante tematica proposta - di venire "imparanoiato", come scrivi tu usando questo divertente neologismo.
Ma è bastato poco per convincermi di trovarmi di fronte ad un lavoro di grande qualità. Un lavoro tutto da godere che è perfettamente riuscito nel suo intento. Il messaggio è giunto forte è chiaro. La "mediocrità" che cerca - e quasi sempre, ahimè, riesce - ad imprigionare la "tua" donna è la stessa che imprigiona il povero, il debole, il meridionale, il timido, l'incapace di ribellarsi a schemi che non sente propri. Qualunque persona che - per colpa sua o del contesto in cui vive - non ha la forza, o il coraggio, di varare la sua barca e prendere il largo...
Tu ci sei riuscita, Rachele, al di là della misura "quantitativa" del tuo successo.
Ecco, lo sapevo: volevo ringraziarti per il tuo meraviglioso "mi hai commosso" e ho finito per scrivere un altro articolo! Temo di non possedere il sacro dono della sintesi...
T'auguro di cuore che quella di questi giorni sia solo un'anteprima per il tuo spettacolo che merita di ottenere una diffusione di gran lunga maggiore!
Alla prossima!

Giovanni


sabato 20 giugno 2009

Basta un'elle. Ed ecco che un water è diventato Walter...

Strepitosa Rachele Ammendola, al debutto del suo one-woman-show al Castello dei Ruffo di Calabria di Scilla.
"COLORS_ pop (r)esistenza al femminile in regime di mediocrazia" è in scena anche domenica 21 giugno alle 21,30

Scilla (Italia), 21 giugno 2009

Visto "COLORS", il one-woman-show di Rachele Ammendola, del quale avevo parlato qui.
Dopo alcuni mesi, riattraverso l'ormai ideale ponte levatoio del Castello della mia città. Paradossalmente, mi sento spaesato... Dovrò attendere la fine dello spettacolo prima di vedere qualche faccia scillese. Vado incontro ad una delle organizzatrici, che mi riconosce. Più tardi vedrò anche la corrispondente di un quotidiano locale. Il senso di estraneità finisce presto. La gente non è molta. Ma si capisce subito che è lì per un motivo, che si aspetta qualcosa...
La scenografia è affidata ad un sapiente gioco di luci e ad uno schermo "similcinematografico". Il resto lo fanno il profilo del possente maniero ed un cielo stellato nonostante le previsioni.
Le luci si abbassano. Sullo schermo parte una galleria fotografica che già suscita qualche sensazione su quello che sarà lo spettacolo. Blu, giallo, rosso. Blue, yellow, red. Il freddo (esterno ed interiore), l'invidia per tutte le cose che la ristrettezza della vita impedirà di fare, il sole lontano nell'orizzonte che regala la sua ultima fiammata dopo averti illuso di essere raggiungibile...
Ammendola parte con il "willkommen, bienvenu, welcome" del minnelliano Cabaret, danza allegra ed incosciente sull'orlo del baratro del nazismo. Bravissima, mi dico, ma già m'insospettisco. Non dovevamo assistere ad una sua opera?
La citazione è lunga e fatta benissimo ed è seguita da quella della Madonna (Ciccone, naturalmente) di Material girl. Ma non si tratta, appunto, che di citazioni. O, se si vuole, di omaggi. Ad un certo immaginario collettivo più ancora che a singole opere o artisti.
Il modo di cantare di Ammendola è musicalmente ineccepibile. Con un di più di interpretazione derivante dalla granitica preparazione dell'attrice. E passa dall'italiano all'inglese come se fossero uno la sua lingua madre ed uno il suo dialetto...
Ma non è che l'inizio. Rachele è un fiume in piena. Riesce in un'impresa il cui successo è concesso a pochi, pochissimi. Far ridere a crepapelle, cioè, ed al contempo costringere lo spettatore a pensare, riflettere, solidarizzare e ribellarsi.
Ne ha davvero per tutti, Ammendola. Per la pubblicità, per la crisi che c'è ma non si vede (o non c'è, ma si vede: è lo stesso). Per le riviste "femminili" che di femminile hanno solo la volontà di perpetuare lo stereotipo della donna frivola ed incapace di vera indipendenza, alla quale è concesso di uscire dalla mediocrità. Ma esclusivamente con la fantasia. E così il termine francese "chic" - sulla bocca romagnola del suo primo personaggio - somiglia tanto all'inglese "sick", malato...
Una chat finita male ha il suo epilogo in un dialogo con il water di una discoteca, al nome del quale è sufficiente aggiungere un'elle dopo l'a per renderlo più umano. Quanti Walter conosce ognuno di noi fra quanti credono d'essere chissà chi e in realtà sono solo un water o, al massimo, un water più un'elle?
Scrivendo, mi accorgo che il desiderio di fermare per sempre il godimento provato rischia di farmi raccontare ogni parte dello spettacolo, col risultato d'impedire ad altri lo stesso godimento che non può essere pieno se non è velato da una buona dose di sorpresa.
Le numerose interazioni fra generi e specie artistiche e tecniche, pur importanti, non mettono in ombra neanche per un momento il ruolo di padrona e signora assoluta del palcoscenico di Ammendola. Ho visto la pop art, ho intravisto il futurismo. C'erano internet e la televisione.
Alla fine era un unanime coro di "brava!". Anch'io avrei voluto gridare. Non l'ho fatto. Un po' per timore che il mio vocione, in quel contesto, apparisse ridicolo. Un po' perché un "brava!" - che, diciamoci la verità, non si nega (quasi) a nessuna/o al termine di uno spettacolo - mi sembrava riduttivo per un'artista completa che considero strepitosa.
Eppure una siffatta attrice non è riuscita in una cosa. Quando un suo personaggio anelava ardentemente di perdere la sua femminilità nella speranza, così, di ottenere l'equo riconoscimento delle proprie doti, Ammendola non l'ha persa, neanche per un secondo.
Il titolo completo dell'opera è "COLORS_ pop (r)esistenza al femminile in regime di mediocrazia"
Tu, Rachele, la tua resistenza l'hai già vinta!

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com