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martedì 14 luglio 2009

Un appuntamento con la libertà, il diritto, la giustizia e per la lotta alle mafie


Domani sera a Reggio "La Lunga Marcia della Memoria" di daSud

Arte e partecipazione civile unite per un messaggio insieme locale e universale...


Scilla (Italia), 14 luglio 2009


Domani sera, 15 luglio, dalle ore 9,00 alla pineta Zerbi, non perdete a Reggio l'appuntamento con "La Lunga Marcia della Memoria" di daSud.


Per saperne di più, rileggete il mio articolo del 2 luglio scorso:


Giovanni Panuccio


martedì 7 luglio 2009

Buon compleanno, Pinocchio!

Il 7 luglio di un po' di tempo fa partiva la pubblicazione di un romanzo d'appendice che avrebbe conquistato per sempre il nostro "immaginario"...
Grazie a "Google Italia", Pinocchio "mi ritorna in mente", tenero, debole, pedagogico e italiano com'è (forse ancor di più)...


Scilla (Italia), 7 luglio 2009

Italiano snaturato! C'è voluta la prima pagina di Google Italia a ricordarmi che iniziava un oggi di più di un secolo ed un ventennio fa la pubblicazione a puntate in appendice al Giornale per bambini di Ferdinando Martini de Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino del fiorentino Carlo Lorenzini detto Collodi.
Ma la mia indegnità patriottico-letteraria non ha confini, visto che non ho mai letto il romanzo in questione, se non in brani antologici in ormai lontanissimi anni scolastici...
Ma ciò non importa poi tanto. Quel che conta è che Pinocchio sia riuscito a vincere il tempo ed a trasmettere il suo messaggio profondamente etico, installandosi nel cosiddetto immaginario collettivo. Valicando le Alpi e traversando il Mediterraneo ma appartenendo profondamente alla cultura italiana.
Si potrebbe dire che Le avventure, come il deamicisiano Cuore, sia una di quelle opere che "presero sul serio" l'invito-appello di Massimo d'Azeglio - che alcune fonti attribuiscono, non a caso, allo stesso Martini del Giornale per bambini sopra citato - di "fare gli italiani", non appena conseguita l'unità e l'indipendenza della Nazione. E per farli non si può non tentare di trasmettere valori sani ed imprescindibili ai più piccoli. Valori di una modernità sorprendente e straordinaria. Il naso che cresce ad ogni menzogna ci ricorda che un bugia o un'omessa verità possono anche darci un vantaggio immediato. Ma nessun vantaggio potrà mai impedirci di provare la sgradevole sensazione d'aver ingannato i nostri educatori o i nostri più cari amici senza contare che la nostra inaffidabilità spesso ci si ritorce contro. Pare, addirittura, che nella prima stesura Collodi facesse morire Pinocchio impiccato per le sue sciaguratezze. Era un'Italia forse civilmente immatura. Ma percepiva forse con maggiore nettezza il confine tra il bene ed il male e si rendeva perfettamente conto che non può esservi vera educazione al bene senza una netta e costante punizione del male. Prevalse in seguito la lettura emendativa, certamente più consona a prestarsi al ruolo di romanzo educativo per i piccoli. Punto in comune con Cuore, poi, è la, appunto, modernissima concezione dell'istruzione come strumento per l'elevazione morale, prima ancora che culturale ed economica, della persona e - conseguentemente - della comunità. L'ultima versione del Sogno Americano, quella incarnata dal presidente Obama, non si rivelerà forse effimera se non verrà data concreta attuazione ai proprositi di riordinazione dello scassato sistema d'istruzione elementare e media gestita dalle autorità pubbliche?
Buon compleanno, Pinocchio!

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

giovedì 2 luglio 2009

DaSud un messaggio universale

L'arte e la musica contro le mafie e per i diritti.
Il 15 luglio a Reggio la "Maratona teatrale con incursioni musicali. Artisti calabresi per i diritti".


Scilla (Italia), 3 luglio 2009

Economiche, politiche, scientifiche. Ma soprattutto culturali e, in una certa ben definita accezione, "identitarie" sono le motivazioni e le finalità che, in Calabria nel 2005, hanno condotto alla nascita di daSud, onlus che immagina di rendere visibile una civiltà delle genti del Mezzogiorno e delle Isole che sia l'esatta antitesi di quella proposta (imposta) da ndrangheta, cosanostra, camorra, sacracoronaunita e dai loro codici mentali e comportamentali. Ben più diffusi - ahimè - delle loro pur possenti organizzazioni strettamente intese. Codici - a ben vedere - prescindenti perfino la stessa nozione di mafia o la storia dell'Italia meridionale ed insulare. Facilmente riconducibili, d'altra parte, ai concetti di prepotenza; prevaricazione; perseguimento del proprio interesse particolare a discapito d'ogni altro; capacità associativa finalizzata al perpetuarsi di ingiuste condizioni di favore a discapito del diritto, della meritocrazia, dell'efficienza; volgare tracotanza nei confronti di ogni e qualsiasi "autorità superiore". Si chiami Stato, legge o giustizia...
E' dunque facile, così, identificare nella lotta alle mafie la stessa lotta per la libertà, la democrazia e il rispetto dei diritti umani, civili, politici e sociali che ha già impegnato gl'Italiani in altre fasi storiche e che tutt'oggi impegna centinaia di milioni di persone in varie parti del mondo.
DaSud ha dato ampia testimonianza di questa lotta in decine di documenti ed iniziative di ogni tipo, che hanno interessato vari ambiti disciplinari - dall'economia alla politica - e non hanno trascurato nessuno degli ambiti locali nei quali è radicato e si manifesta l'odioso fenomeno mafioso, accomunandosi ed al tempo stesso differenziandosi dagli altri.
E così, anche al fine di "ragionare attorno a un’originale identità meridionale, trasparente e scevra dall’idea dell’ineluttabilità", daSud (che si è di recente dotata di una sede romana, in via Gentile da Mogliano 168/170, quartiere Pigneto) ripropone "La Lunga Marcia della Memoria" che interesserà molte città italiane dal 14 al 25 luglio e che il 15, alle ventuno, si concreterà a Reggio in una Maratona teatrale con incursioni musicali. Artisti calabresi per i diritti.
L'appuntamento è al Museo dello strumento musicale presso la pineta Zerbi e si preannuncia ricco di monologhi, canzoni, letture e rappresentazioni di vario tipo, all'insegna della sperimentazione e della contaminazione dei linguaggi. Molti importanti autori ed interpreti calabresi si apprestano a dare o hanno già dato la loro disponibilità. Tra questi ultimi Peppe Voltarelli, Peppino Mazzotta, Dario De Luca, Dario Natale, Gaetano Tramontana, Ernesto Orrico, Maria Marino, Rachele Ammendola (già nota ai lettori di giovannipanuccio.blogspot.com) e Massimo Barillà.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

sabato 6 giugno 2009

Anniversari e paradossi


Scilla (Italia), 6 giugno 2009

Oggi è il sessantacinquesimo anniversario dello sbarco in Normandia o D-Day (Decision Day, giorno della Decisione) e la prima pagina di Google celebra i venticinque anni di Tetris.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

giovedì 23 aprile 2009

Soltanto un giornalista


Visto il primo degli otto dividì distribuiti dal "Corriere della Sera" per il centenario montanelliano...
Che noia quando non parla Indro!


Scilla (Italia), 23 aprile 2009

Da adolescente e da giovanissimo m'ero convinto dell'immortalità di Montanelli. Si fa per dire, ovviamente. Ma, diciamo, ero sicuro che al 2009 ci sarebbe arrivato vivo e lucido come ci è arrivata Rita Levi Montalcini (nata il suo stesso giorno, mese e anno) e come, prima di loro, Giuseppe Prezzolini (classe 1882) - uno dei punti di riferimento professionale e umano di Montanelli - arrivò al suo centenario, nel 1982.
Intendiamoci: non che si debba rimpiangere una vita condotta con discreta salute fisica e mentale per novantadue anni, come se si trattasse di un'"incompiuta". Non mi chiedo più - come feci ad esempio ai giorni del G8 di Genova nel 2001, che poi coincisero con i suoi ultimi, o, ancor più, di fronte all'abbattimento delle Torri Gemelle di Nuova York, l'11 settembre di quello stesso anno - "che cosa direbbe Montanelli?" Però, insomma, da un cervello, una penna ed una parola così non vorremmo mai liberarci!
Meno male che, come ha più volte ribadito di recente la senatrice Levi Montalcini nelle numerose occasioni offertele dalle celebrazioni per il suo centesimo compleanno, la morte si porti via solo il corpo e non le idee ed i valori propugnati e difesi o le ricerche e i documenti prodotti in vita.
E così la Rai, il "Corriere della Sera" e la Fondazione Montanelli hanno raccolto molti di questi documenti, con riguardo principalmente per quelli audiovisivi, per comporre una collezione di otto dividì della quale è in edicola la prima puntata.
C'è molto di che annoiarsi. Soprattutto quando non è Montanelli a parlare. Sì, lo so che i moderni dividì consentono di maneggiare a proprio piacimento capitoli, paragrafi, extra etc. Però anche le generazioni giovani di questo primo Duemila ci mettono un po' a carburare completamente con le nuove tecnologie come accadeva a Montanelli, avvinghiato fino all'ultimo alla sua "Lettera Ventidue" Olivetti come se si trattasse di un'appendice del proprio corpo...
Però, a parte che è sempre piacevole ascoltare la voce di Indro come lo è leggere i suoi pezzi, qualche scoperta interessante la si fa.
Come la "profezia" fatta da Biagi a Montanelli nel 1971 di una possibile sostituzione, nel 2000, del giornale quotidiano con mezzi elettronici. Come anche il fatto che l'autorevolezza che circondava Montanelli nell'ultimo decennio della sua vita fosse, in realtà, presente almeno fin dagli anni '60. E' ancora Biagi, ad esempio, a dirgli, nella stessa trasmissione citata, di considerarlo "il più bravo di noi tutti" e di associarlo a Giulio De Benedetti nella "coppia" di giornalisti da lui considerati come punti di riferimento.
E' sempre Giorgio Bocca, poi, fin dal '69 a mettere Montanelli in un certo imbarazzo per il suo rifiuto di osservare analiticamente fenomeni dirompenti come la contestazione giovanile di quegli anni e la sua tendenza ad alternare analisi politico-sociali raffinatissime a "strizzatine d'occhio" alla laboriosa ma culturalmente mediocre media borghesia. Montanelli incassa con garbo, non vivendo come un dramma l'impossibilità di piacere a tutti.
Gli spezzoni sono parecchi e i profili d'interesse pure.
Le tre costanti che si ricavano mi pare siano la denuncia montanelliana contro la tradizionale autoreferenzialità ed organicismo al potere di turno della cultura, soprattutto letteraria, italiana fin dalla notte dei tempi. Il fatto che la libertà della stampa trovi un ostacolo insuperabile, in fin dei conti, soltanto nella mancanza di "attributi" del singolo giornalista (nonostante l'appartenenza a tutt'altra epoca ed il paragone goliardico-anatomico, suppongo che anche lui sottintendesse "e della singola giornalista"). Ed il rimpianto per non essere riuscito a mantenere in vita un giornale - magari con pochi, ma culturalmente attrezzati, lettori - che fosse in grado di sopravvivere dignitosamente senza le invadenze della proprietà o il sostegno-ricatto degl'inserzionisti pubblicitari.
Ecco perché egli stesso dichiara di non esser stato un buon editore di se stesso; di non aver avuto la vocazione del direttore ma di aver dovuto ricoprire questo ruolo, nel 1974 e nel '94, per ragioni di responsabilità politico-sociale e di esser stato, alla fine, soltanto un giornalista.
No, non è poco...

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

sabato 28 marzo 2009

Cent'anni di futurismo

Scilla (Italia), 28 marzo 2009

Stamattina, nel cortile del rettorato dell'università di Messina, ho visto questo manifesto di Azione universitaria (organizzazione legata, ieri, ad Alleanza nazionale e, oggi, al Popolo della Libertà) fatto stampare in occasione dei cent'anni del "Manifesto" di Marinetti che diede vita al futurismo. Trovatolo bello, l'ho riprodotto in fotografia e lo pubblico qui di seguito.




Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

venerdì 5 settembre 2008

5 settembre 1938. Quando morì il fascismo...

Scilla (Italia), 5 settembre 2008

Oggi è il 5 settembre. Sui libri di storia non troverete scritto che questa è la data della fine del fascismo italiano (ossia del fascismo vero e proprio). Troverete, invece, che il 5 settembre 1938 Vittorio Emanuele III rese efficaci con la propria firma i provvedimenti adottati dal governo di Benito Mussolini e finalizzati alla "difesa della razza". Le due cose mi pare che tutto sommato coincidano. Perché il fascismo s'era presentato - ed in una certa misura era anche riuscito ad essere - come il partito dell'unità nazionale. Nel '37/'38, invece - con la propaganda, prima, e i provvedimenti legislativi e amministrativi, poi, razzisti e antisemiti - il fascismo fu l'autore della più grande delle ferite immaginabili a questa unità. Perché gli ebrei vivevano in Italia da prima della nascita di Gesù di Nazaret e tutto erano fuorché "stranieri". Perché una parte notevole di essi aveva attivamente partecipato alle principali tappe del Risorgimento nazionale. Alla prima guerra mondiale. Alla stessa Rivoluzione fascista. E poi alle guerre di Libia, Etiopia, Spagna...
Erano pienamente integrati nella società italiana - dove tenevano posizioni d'indubbio prestigio nella cultura, nell'arte, nella tecnica e nell'economia - e nello stesso mondo politico fascista.
Forse è utile indagare le cause di questo epilogo spaventoso, prodromico all'alleanza inuguale e fatale con la Germania nazionalsocialista. Alla complicità, quindi, con i principali autori dell'orrenda carneficina della seconda guerra mondiale, a cominciare dal tentativo di annientamento degli ebrei. Forse è giusto ricordare che il governo del Regno d'Italia, sotto la presidenza di Mussolini, fu l'unico dei governi europei, nel 1934, a ridimensionare per parecchio tempo le criminali ambizioni di Hitler. Fu il governo fascista, infatti, mettendosi sul piede di guerra, ad impedire alla Germania di realizzare quell'annessione dell'Austria che le sarebbe riuscita quattro anni dopo, senza che Francia e Gran Bretagna battessero ciglio. Queste ultime Nazioni ebbero certamente delle gravi responsabilità nel determinare l'involuzione filonazista del fascismo, con la loro eccessiva accondiscendenza nei confronti di Hitler. Accoppiata ad una esagerata severità nei confronti dell'Italia alla quale non perdonavano di voler fare anche una minima parte di quello che facevano loro da almeno duecento anni...
Fatte tutte queste considerazioni, però, rimane intatta la gravità di una ferita e la responsabilità di una politica che fece dare a gran parte degl'italiani il peggio di sé.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

sabato 16 agosto 2008

L'estate gira la boa... (2)

Scilla (Italia), 16 agosto 2008

Oggi la Chiesa cattolica ricorda - fra gli altri - San Rocco da Montpellier. Così la mia città che ha in San Rocco il suo Patrono.
Ulteriori notizie su San Rocco e sulla storia e l'attualità del suo culto, con particolare riferimento a Scilla, sono facilmente rintracciabili sul sito scillachiese.blogspot.com.
Da parte mia, i più affettuosi auguri di Buon Onomastico ai miei familiari ed ai numerosissimi concittadini di nome Rocco.
Lo stesso per tutte le Rocca e i Rocco del mondo.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

venerdì 15 agosto 2008

L'estate gira la boa...

Scilla (Italia), 15 agosto 2008

Carissime amiche e carissimi amici,
auguro di vero cuore a tutti voi di trascorrere un sereno e lieto Ferragosto 2008.
Soprattutto alle persone sole.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

mercoledì 6 agosto 2008

Ricordi e prospettive

Scilla (Italia), 6 agosto 2008

Il mio ultimo intervento di natura non strettamente personale risale al 2 luglio scorso.
Esprimevo, in quell'articolo-manifesto, la mia gioia per la tanto auspicata e finalmente avvenuta liberazione di Ingrid Betancourt e di altre persone.
Quattro giorni dopo non avevo ancora aggiunto un altro articolo quando ricevetti, con i miei familiari, la notizia probabilmente più tragica nella storia del ramo materno della mia famiglia, almeno a memoria d'uomo.
E' vero, questo non è un diario "personale" nel senso di "privato". Ma, anche se è vero che talvolta è bene che le varie sfere della nostra vita siano scisse, non sempre la nostra personalità può sopportare delle cesure così nette e così, senza neanche pensarci troppo, quasi fosse un gesto che si compiva da solo indipendentemente dalla mia volontà, ho esternato - la sera stessa di quel giorno maledetto - tutto il mio dolore, la mia amarezza ed il mio rimpianto per la morte improvvisa, a cinquant'anni esatti, di Francesco Cardillo. Fratello di mia madre Maria Consolata. Zio Franco.
Ferroviere dall'età di ventidue anni - quando già aveva alle spalle una discreta gavetta di lavori precari - prima nelle stazioni di Verona e Bolzano, poi sulle navi della tratta Villa San Giovanni-Messina, non demeritò mai l'appellativo di uomo laborioso. Appassionato di calcio e dotato di un certo talento, era conosciuto e stimato nell'ambiente "pallonaro" della Costa Viola fin dentro i confini - da un lato - della Piana di Gioia Tauro e - dall'altro - della stessa città di Reggio.
Anche al passaggio delle boe "trenta" e "quaranta" non abbandonò mai del tutto questa passione, fino a pochissimi anni fa. Passione che esprimeva anche come tifoso convinto e competente, anche se alieno da atteggiamenti anche solo verbalmente fanatici, della Reggina, che seguiva come abbonato di tribuna e, talvolta, in trasferta. Ricordo preziosissimo, per mio fratello Rocco e per me che andammo assieme a lui, quella a Milano del 2001 per Inter-Reggina. La Reggina giocò in maniera fantastica, ma mancò la vittoria. Non fu colpa sua o della sfortuna né merito dell'Inter. Il "Corriere dello Sport-Stadio" titolò, a caratteri cubitali, "Reggina scippata!". Quell'incontro fu davvero emozionante. Per me era la prima volta a San Siro, per Rocco - forse - la seconda. Si svolse in notturna. E, incredibile a dirsi, quella notte non c'erano treni per il Sud. E così, approfittando anche della possibilità di viaggiare gratis sui treni che, oltre a zio Franco, avevamo anche io e Rocco come figli di ferroviere non ancora venticinquenni, decidemmo di prendere la via di Verona. Da qui, treno per Bologna. Poi per Roma. E infine per Villa. Fu una notte insonne, segnata dal rigido clima del febbraio padano, ma anche da vari episodi esilaranti. Come quello alla stazione di Verona dove zio Franco, per far levare di torno un tipo che ci stava importunando, si rivolse a lui in calabrese!
Qualche tempo dopo, Francesco Cardillo fece l'incontro che avrebbe portato momenti di felicità nella sua vita. Si sposò nel 2003 e divenne papà nel 2006. E, come un atleta che per quattro lunghi anni si prepara con fatica e passione per il suo mondiale o la sua olimpiade, zio Franco cadde, in una maledetta mattina di luglio, ad un metro dal traguardo. Quando, cioè, sembrava che le difficoltà che tenevano la moglie e il figlio lontani da lui si stessero per diradare.
I commenti al mio precedente ricordo di Francesco Cardillo mi diedero la conferma che io e la mia famiglia non eravamo soli nel dolore e nel rimpianto, che i ricordi che Franco aveva lasciato erano teneri e positivi per moltissime persone e che avevo fatto bene a decidere di condividerne il ricordo nella "piazza virtuale".
Da quella sera, senza annunciarlo, decisi che per almeno un mese non avrei proseguito con l'inserzione di nuovi articoli, perché la fotografia di zio Franco doveva stare sulla prima pagina per un tempo sufficiente perché tutti lo rivedessero un'altra volta.
Oggi, nella certezza acquisita che zio Franco non verrà mai dimenticato e con l'animo confortato dall'affetto di tanta gente, la vita "normale" di giovannipanuccio.blogspot.com riparte. Ho già qualche idea in mente. Mi pare urgente dotare il mio sito di un contatore di visite, perchè credo sia giusto avere la percezione di quanta gente "passa di qui".
Altre idee mi verranno col passare dei giorni.
Ancora una volta: "Ciao, zio Franco!". Sembrerà una frase fatta ma è proprio così: "resterai sempre nei nostri cuori".

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

domenica 1 giugno 2008

Almirante

Scilla (Italia), I giugno 2008

Lo scorso 22 maggio ricorrevano i vent'anni dalla morte di Giorgio Almirante, con ogni probabilità la personalità più significativa prodotta dalla storia del Movimento sociale italiano - iniziata nel 1946 - e del Movimento sociale italiano-Destra nazionale, a partire dal 1972.
Tra le varie iniziative, particolare rilievo ha assunto quella della Camera dei deputati che al suo membro - dal '48 alla morte - dedicherà la raccolta di gran parte dei discorsi parlamentari. Polemiche ha suscitato la possibilità, paventata dal sindaco di Roma Alemanno, di dedicare allo scomparso segretario missino un toponimo della capitale, subito smorzate dalla garanzia fornita dallo stesso Alemanno che non si procederà in tal senso senza la non opposizione della comunità ebraica.
La comunità ebraica assume un ruolo significativo perché è proprio nei riguardi di essa che la biografia almirantiana presenta la macchia più vistosa. Come giovane e brillante giornalista, infatti, caporedattore della famigerata rivista di propaganda razzista ed antisemita "La Difesa della Razza", il futuro capo della Destra italiana del secondo dopoguerra non esitò a formulare verso il 1942 frasi e concetti di forte intonazione antisemita. Tali brani sono stati letti nei giorni scorsi alla Camera da Emanuele Fiano, giovane deputato del Partito democratico di famiglia ebraica, e sono stati prontamente definiti "vergognosi" dal presidente dell'assemblea di Montecitorio Gianfranco Fini che pure fu, in un certo senso, "scoperto" proprio da Almirante. Fini, in particolare, nel suo commento alle parole di Fiano, ha ricordato come in quegli anni tragici ed aggrovigliati molte furono le personalità di rilievo intellettuale che si diedero ad esprimere simili aberranti concetti nei confronti, in particolare, degli ebrei. Molte di esse, finita la seconda guerra mondiale, senza, per così dire, "chiedere scusa", presero la via del Centro o della Sinistra. Luciano Violante, ex presidente della Camera e deputato del Pci, del Pds, dei Ds e dell'Ulivo fino alla scorsa legislatura, ha, a tal proposito, ricordato come Almirante, quanto meno a sua memoria, sia stato l'unico a prendere esplicitamente e pubblicamente le distanze da quell'ingombrante passato. Lo stesso Violante ha ricordato in Almirante il parlamentare ligio e partecipe di tutta l'attività della Camera, compresa una notevole attenzione per le questioni di procedura. Così facendo, il segretario missino - sempre per Violante - contribuì a fare del Parlamento uno dei luoghi di più profonda costruzione (e "ri-costruzione") del sentimento e dell'apparenza dell'unità nazionale, unendo all'asperità del conflitto politico il rispetto profondo per l'istituzione e le sue regole di funzionamento, indispensabile a farne una "casa", appunto, che ciascun cittadino potesse sentire come "propria".
Per Cossiga, Almirante ebbe il merito di riconciliare alla democrazia le forze derelitte della Repubblica sociale italiana - composte in gran parte da giovani e giovanissimi - contribuendo a ridurre quella pur vastissima area delle forze "antisistema", intrisa di violenza predicata e praticata e di disprezzo per ogni presupposto minimo di convivenza civile.
Chi scrive, avendo avuto otto anni al momento della morte di Almirante, non può aggiungere un proprio ricordo personale di questa notevole figura. Posso solo dire di averne sempre sentito parlare e molto spesso con parole di ammirazione o - quantomeno - di rispetto, anche da chi professava visioni politiche distanti se non addirittura opposte dalle sue. Quando un insegnante o una persona adulta mi diceva: "Sai chi era un grande oratore?..." io sapevo già che la risposta era Almirante!
E, a rileggere qua e là su internet i suoi discorsi parlamentari o a vedere un filmato che lo riguardi su "You-Tube" non si può non essere d'accordo con tale affermazione. In particolare, non si può non apprezzare il suo stile oratorio fatto di un linguaggio piano, forbito eppur comprensibile, di immagini suggestive rese senza eccessiva retorica, come l'amore per "l'adorabile Italia". Questo stile ha contribuito ad "educare" anche quelle correnti della Destra post-fascista più recalcitranti ad assumere un contegno liberaldemocratico ed ha fatto sì che due notevoli personalità di sicuro schieramento antifascista come Cossiga e Violante potessero fare i commenti surriportati.
Io mi fermerei qui, rimandando a successivi articoli l'analisi dei vari aspetti della personalità e della politica di Almirante, insieme con le varie fasi della storia missina e - soprattutto - l'analisi della cosiddetta "attualità" della visione almirantiana.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

Per la posizione della comunità ebraica romana contraria all'intitolazione ad Almirante di una via, vedi:
http://it.reuters.com/article/topNews/idITDIA75960520080527