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sabato 20 giugno 2009

E pensare che basta qualche schizzo di fango...

Berlusconi, la democrazia, l'Italia

Scilla (Italia), 20 giugno 2009

Berlusconi è e rimane - nell'anima - un imprenditore. Un "padrone", per esseri precisi: "il cumenda" se non fosse che, provvidenzialmente, l'onorificenza ricevuta nel 1977 dalle mani del presidente Leone consistesse in quella di cavaliere del lavoro e non di commendatore. Berlusconi non ha capito fino in fondo i meccanismi della politica nazionale ed internazionale, il loro "galateo" perfino. Berlusconi confonde i voti ad un partito con le azioni possedute in una società commerciale e parla ed agisce di conseguenza, mostrando di non capire o d'ignorare volutamente, ad esempio, l'importanza del fatto che i provvedimenti proposti dal governo siano sottoposti - in tempi e con modalità ed effetti differenti - al vaglio dei due rami del Parlamento, del presidente della Repubblica, della Corte costituzionale e, in definitiva, dell'opinione pubblica. Il conflitto fra gl'interessi generali che Berlusconi è tenuto a perseguire come presidente del Consiglio dei ministri e quelli politici ed economici particolari connessi con il suo essere, di diritto o di fatto, azionista di maggioranza del principale gruppo televisivo italiano, fra quelli di proprietà privata, e di uno dei principali gruppi editoriali è un fattore evidente e grave di condizionamento della libertà di resoconto dei fatti e di espressione e circolazione delle opinioni sui grandi mezzi di comunicazione sociale. Il percorso di vita di Belusconi non ha marciato sempre all'interno del binario - ora largo, ora stretto - della legalità ma si è concesso, come capita a molte persone circondate da fama e apprezzamento sociale, qualche deviazione ora di qua, ora di là. La sua concezione della donna e dell'uomo, dei loro rapporti a cominciare da quelli coniugali, dei requisiti da valutare per stabilire l'idoneità di una donna (come di una qualsiasi persona, per la verità) a ricoprire un ufficio pubblico o una carica elettiva riflettono una mentalità che denuncia perfino più dei quasi settantatré anni d'età che, per altri aspetti, Berlusconi si sforza con ogni mezzo di nascondere.
Tutto vero.
Ma, come ci ricorda la formula di giuramento dei testimoni in uso presso le giurisdizioni statunitensi e resa celebre in Italia dalla serie televisiva "Perry Mason", la verità o è "tutta" e priva dell'inserimento di cose non vere o non è.
E tutta la verità c'impone d'affermare serenamente che è vero che, per i motivi elencati, la qualità attuale del sistema democratico-costituzionale italiano e dell'effettività dei principi liberali non è certo il migliore esempio per altri Paesi di recente accesso alla democrazia o in via di democratizzazione. Ma è anche vero che parlare di "dittatura" con riferimento all'Italia (o di "regime", con implicita allusione a quello fascista) oppure di democrazia "pilotata" del tipo di quelle russa o venezuelana è, insieme, ridicolo e irriguardoso nei confronti della propria stessa Patria. Tutta la verità impone di affermare che è giusto che il disegno di legge sulle intercettazioni già deliberato dalla Camera venga interessato da rilevanti modifiche da parte del Senato. Ma è altrettanto vero che il cortocircuito procure-media di massa ha avuto l'effetto di trasformare questo cruciale ed irrinunciabile mezzo d'indagine in una "pesca a strascico" in grado di stravolgere l'obbligo costituzionale di esercizio dell'azione penale in una ricerca indiscriminata e costosissima per le scarne casse del ministero della Giustizia di notizie di reato che, anche quando andata a vuoto, ha comunque prodotto materiale disponibile a trasformarsi in "getti di fango" magistralmente utilizzati da un sistema dell'informazione che spesso confonde il dovere di cronaca con la sollecitazione della curiosità pettegola e morbosa e la legittima partigianeria politico-culturale o industriale con una vera e propria militanza in favore del proprio partito, della propria visione del mondo o del proprio gruppo editoriale, industriale o finanziario, senza tema di sacrificare a tale militanza la verità o parti di verità.
L'elenco di queste verità parziali - e, quindi, di non verità - potrebbe essere lungo. Limitiamoci alla "politica politicante": quella del Parlamento, del governo e del presidente della Repubblica.
Si parla, con riferimento a Berlusconi ed ai suoi governi, di "pericolo per la democrazia" quando non di "regime" già instaurato. Bene: democrazia vuol dire molte cose ma solitamente si ritiene che sia il governo della maggioranza espressa dalle elezioni esercitato nel rispetto delle minoranze. Da quando Berlusconi è entrato in politica, quali sono stati gli unici due casi nei quali la democrazia - così intesa - è stata ferita, stravolgendo il responso delle urne?
Entrambi questi casi sono firmati Scalfaro ed hanno danneggiato politicamente Berlusconi e mortificato la volontà degli elettori del centrodestra. Elettori che nel 1994 decisero che il primo governo della cosiddetta (ed impropriamente detta) "seconda Repubblica" dovesse essere di centrodestra. Finché l'irresponsabilità di Bossi, la giustizia ad orologeria e le trame del Quirinale non fecero sì che ad un governo di centrodestra suffragato dalla volontà popolare si sostituisse, senza tornare a chiedere il parere del popolo, un governo di esperti non facenti parte del Parlamento ma di fatto controllato da una maggioranza di centrosinistra costituitasi nelle Camere. Nel 1996, invece, gli elettori preferirono il centrosinistra di Prodi, grazie soprattutto agli accordi "di desistenza" con Rifondazione comunista. Tali accordi ressero fino al 1998 quando, anziché tornare a chiedere agl'italiani cosa ne pensassero, si preferì approfittare dell'amor di poltrona di una "pattuglia" di parlamentari eletti nel centrodestra - guidati da Mastella e Buttiglione - che con il loro travisamento della volontà popolare resero possibile la nascita del governo D'Alema.
Immaginiamo per un istante che le "parti in commedia" fossero invertite e che fosse stato il centrodestra a dirigere queste manovre di pesante travisamento della volontà popolare: è così esagerato pensare che avremmo rivisto le pistole nelle piazze?

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

lunedì 8 giugno 2009

Democrazia e bipolarismo: due solide realtà

Il pettegolezzo e la giustizia, entrambi rigorosamente "ad orologeria", impediscono la catastrofe del Pd mentre gl'italiani - pur con qualche "scappatella" verso le due liste di sinistra, i radicali e la "minicoalizione" tra autonomisti, centristi, "pensionati" e destra - confermano la "tagliola" del 2008 che ha consentito a soltanto cinque gruppi di formarsi in Parlamento.
Casini tiene ma deve abbandonare il sogno del "grande centro".
Preoccupante ascesa di Lega Nord, Italia dei valori e "disertori delle urne"...


http://www.progetto-rena.it/public/EU_parlamento.it.jpg

Scilla (Italia), 8 giugno 2009

I risultati delle elezioni europee pare che abbiano deluso Berlusconi e "galvanizzato" il Partito democratico.
Al presidente del Consiglio fallisce il "colpaccio". Quel quaranta/quarantuno per cento - magari associato ad alcuni milioni di preferenze personali - che gli avrebbe assicurato il mantenimento (o il recupero) ed il rafforzamento del suo ruolo preferito. Sia che si tratti di Milan, del gruppo Fininvest, della coalizione parlamentare o del governo. Quello del padrone. O, meglio, del padre-padrone, sapiente dosatore di premi e punizioni a seconda dei meriti e delle colpe dei "figlioletti".
Tale delusione probabilmente è strettamente legata alla sua storia personale che gli ha visto interpretare la parte del "padrone" per gran parte della vita, mentre l'ingresso in politica - a cinquantasette anni e mezzo - è avvenuto dalla porta principale, quella di capo del primo partito, senza il benché minimo periodo di rodaggio o la più breve gavetta.
Certo, non può dormire sonni tranquillissimi, con la Lega Nord che gli soffia sul collo in Lombardia e Veneto. Ma dovrebbe mantenere i nervi saldi se considerasse che i voti sommati di Pd e Idv, nonostante la tenuta del primo e la forte crescita della seconda, sono comunque inferiori ai voti del solo Popolo della Libertà. E non dimenticare che alla Lega Nord ha già concesso abbastanza e che la crescita di questa va interpretata soprattutto come premio per le concessioni passate e non come titolo di credito per concessioni future.
Da registrare positivamente anche l'apparente fine della deriva "monopartitista" che sembra annunciarsi dalla Sicilia, con il pendolo del potere regionale che probabilmente si assesterà in favore del presidente Lombardo il quale, pur non mandando a Strasburgo nessun membro del Parlamento per il mancato raggiungimento della media nazionale del quattro per cento, ha comunque dimostrato la profondità del suo radicamento nell'isola.
La rincorsa della polemica fondata sui rapporti - sia politici sia personali - fra Berlusconi e il mondo femminile, pur iniziata da ambienti giornalistici e culturali vicini al centrodestra, da parte del Partito democratico ha consentito a quest'ultimo di non peggiorare ulteriormente il dato che si annunciava dopo le regionali abruzzesi e, soprattutto, sarde che erano costate la segreteria a Walter Veltroni. Rincorsa, curiosamente, apparsa in tono decisamente minore a proposito della controversa sentenza del tribunale di Milano che, condannando un'altra persona per corruzione, ha di fatto tratteggiato l'immagine del presidente del Consiglio come quella del corruttore. Evidentemente, al Partito democratico sono presenti le disfunzioni del sistema giudiziario italiano ed i pericoli connessi all'attribuzione, in via di fatto, alla magistratura del potere di sovvertire il responso delle urne. D'altronde, la stessa "reazione a catena" che ha portato alle dimissioni del governo Prodi II partì da un'iniziativa giudiziaria che già allora non appariva particolarmente fondata (anche se in Mastella probabilmente agì, in quel momento, anche la paura per l'allora imminente "pericolo-tagliola" connesso con il referendum elettorale Guzzetta che, finalmente, si svolgerà tra due domeniche).
I dati generali da trarre sono tre. Primo: la democrazia in Italia regge. E' una democrazia molto poco liberale, sia nei rapporti fra le istituzioni sia in quelli fra le singole persone, spesso segnati dalla "vittoria" di chi grida di più ed ha meno timore di offendere l'interlocutore. L'Italia ha avuto un lungo regime fascista e, subito dopo, sinistra è diventato sinonimo di comunismo. Apparentemente sono argomenti storici. Ma i conti con questa storia, evidentemente, non sono ancora chiusi se non altro perché gran parte degl'italiani o, quantomeno, di quelli interessati alla politica, ha ereditato "l'abito mentale" delle ideologie totalitarie. In sintesi: con l'avversario non si tratta, lo si uccide (per fortuna metaforicamente nella maggior parte dei casi ma, fino ad un recentissimo passato, troppe volte anche nel vero senso della parola). Ma il sistema democratico complessivo, ripeto, funziona. Negli ultimi otto/dieci giorni di campagna, infatti, i "moniti-minaccia" dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, guidata dal giurista reggino Corrado Calabrò, e, soprattutto, le non insostenibili ma neanche indifferenti multe dalla stessa comminate, hanno provocato qualche positivo effetto, perfino, almeno in parte, nel surreale tiggì di Emilio Fede. Attenti, dunque, a liquidare con troppa superficialità l'importanza di istituzioni come l'Agcom.
Il secondo dato è che il bipolarismo a tendenza bipartitica è fortemente sentito dagl'italiani e, se i due principali partiti manterranno i nervi saldi e rinunceranno a rincorre i rispettivi estremisti, diverrà una realtà solida ed irreversibile che, alla conquista della stabilità di governo già ottenuta, affiancherà quella dell'efficacia della sua azione.
Il terzo dato è la bassa affluenza alle urne. Magra consolazione è per gl'italiani quella di essere una delle Nazioni nelle quali l'astensionismo s'è maggiormente contenuto. L'Unione europea e i suoi Stati dovranno interrogarsi sulla necessità di rilanciare in grande stile la loro politica dell'istruzione e della formazione per rendere finalmente consapevoli i propri cittadini dell'importanza della dimensione pubblica dell'esistenza e dei suoi importanti riflessi su quella privata.
Ma questo dato, ahimè, lascia supporre che il quorum della metà più uno dei partecipanti al voto non si raggiungerà nel referendum fissato fra due domeniche, del quale si accennava sopra. Esso prevede il rafforzamento pressoché definitivo della tendenza al bipartitismo con l'abolizione delle coalizioni; l'ammissione alla ripartizione dei seggi delle sole liste che ottengano la media nazionale del quattro per cento alla Camera e quella regionale dell'otto al Senato; l'assegnazione di una maggioranza superiore a quella assoluta ma inferiore a quella dei tre quinti alla Camera alla lista che ottenga il maggior numero di voti; l'abolizione della possibilità per ciascuna persona di candidarsi in più di una circoscrizione.
Obiettivi, tutti, che chi scrive condivide e che il mancato raggiungimento dei quali rischia di farci tornare all'Italia dei cento partiti e delle mille correnti interne a ciascuno di essi.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

mercoledì 29 aprile 2009

Ballarò


Sassoli politico. Il malore della donna incinta. La pazienza in via d'esaurimento della signora Berlusconi...

Scilla (Italia), 28 aprile 2009

Visto "Ballarò". Veramente, mentre accendevo l'elaboratore non era ancora finito.
In scena l'esordio di David Sassoli come uomo politico. In particolare: candidato a Strasburgo per il Partito democratico. Forse una perdita di un certo valore per la conduzione del Tg Uno. Di sicuro, non un grande acquisto per la politica. E' scialbo, demagogico, poco sicuro di sé. Si vede che "non ha studiato" e l'esperto Bonanni della Cisl ha gioco facile a correggere i dati che sciorina.
Appena un po' meno peggio il neoantifascista Alemanno, al suo primo compleanno da "governatore" di Roma. Carolina Lussana della Lega Nord Padania riesce con molta fatica a mascherare con l'eufemismo dell'"azione di riequilibrio" lo scippo vergognoso dei fondi strutturali europei destinati esclusivamente al Mezzogiorno ed alle Isole d'Italia ed utilizzati per coprire mille buchi di bilancio e di fatto trasferiti in maggioranza al Settentrione dove ha avuto maggiore effetto l'abolizione dell'Ici sulla prima casa.
Il peggiore di tutti rimane Diliberto. Non foss'altro perché è ancora il segretario del Pdci. L'unico dei quattro timonieri della barca "Sinistra-Arcobaleno", affondata alle politiche dello scorso anno, a non essersi assunto la corresponsabilità della sconfitta e farsi da parte. S'è inventato persino la magnifica, colossale, imperiale sciocchezza che l'estrema sinistra è uscita dal Parlamento nazionale perché non ha riproposto la falce e martello e il nome comunista nel simbolo elettorale... E si permette pure il lusso di parlar male dell'ultimo governo Prodi! Inutile dire che le pochissime cose buone realizzate da quest'ultimo sono quelle proposte da lui...
Meno male che l'imprevisto a volte contribuisce a ravvivare una delle tante serate televisive che paiono studiate apposta per aiutare i telespettatori sofferenti d'insonnia.
Prima il malore di una donna che crea un po' di scompiglio e fa anticipare l'interruzione pubblicitaria. Al rientro, Floris ci dirà che è incinta. Forse mentre scrivo è già mamma. Bello, comunque, pensarlo...
Ma il piatto forte arriva sul finire della trasmissione. L'effetto sonnifero non era ancora passato, quindi non sono sicuro d'aver capito benissimo. Pare comunque che un'agenzia abbia anticipato il contenuto di un'intervista della moglie del presidente del Consiglio Berlusconi, Veronica Lario, che dovrebbe uscire domani con "la Repubblica".
Vi si parla delle candidature liberalpopolari alle Europee e di come le donne presenti in lista provengano in numero considerevole dalla seconda e dalla terza fila del mondo dello spettacolo. Insomma: si tratterebbe di veline, grandefratelline etc. La signora Berlusconi critica violentemente la scelta e con essa l'atteggiamento di Berlusconi verso le donne. Si dichiara - con i figli - vittima e non complice di tali comportamenti.
Chi scrive ha difficoltà ad immaginare i congiunti dell'attuale presidente del Consiglio come possibili "vittime" di qualsiasi cosa ma, evidentemente, sono anche "vittime" del mio pregiudizio!
Staremo a vedere. C'è da scommettere, in ogni caso, che se ne parlerà per molti, molti giorni. Come se non ci fossero temi molto più urgenti ed infinitamente più importanti...

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

domenica 29 giugno 2008

Lodo Maccanico-Schifani-Alfano: bene così!

Con queste parole di Christopher Caldwell, Financial Times - tradotto e citato dal Corriere della Sera per un editoriale di Piero Ostellino - è intervenuto nel ricorrente dibattito fra politica e giustizia (o, per dirla in termini costituzionalistici, fra poteri legislativo ed esecutivo, da una parte, e ordine giudiziario, dall'altra) in Italia, ritornato di scottante attualità per via, da un lato, dell'imminenza della sentenza di primo grado del caso Berlusconi-Mills e, dall'altro, dei tentativi posti in essere dalla maggioranza governativo-parlamentare di centrodestra di evitare gli effetti politici di questa sentenza - nel timore che sia di condanna - e, al tempo stesso, di riproporre il tema dell'immunità penale per i quattro "supremi funzionari" della Repubblica, come forma minima di equilibrio fra poteri dello Stato e di garanzia delle scelte del popolo sovrano.
Come già ebbi a scrivere lo scorso 19 giugno, anch'io - come Caldwell e Ostellino - ritengo pienamente fondata tale esigenza e necessario ed urgente il provvedere a soddisfarla. Tanto più, scrive ancora l'editorialista anglosassone nel medesimo pezzo citato su, in una Nazione come l'Italia, la quale - al pari degli Stati Uniti citati a proposito dei casi Clinton - presenta dei profili di politicizzazione dei magistrati particolarmente notevoli. A tal proposito, ritengo sia utile citare, da Clandestinoweb, una lunga interpellanza parlamentare presentata al ministro della Giustizia dal senatore di diritto e a vita Francesco Cossiga nella quale, documenti alla mano, l'ex presidente chiede come la giudice chiamata a valutare la non colpevolezza o meno di Berlusconi possa essere considerata - come ogni giudice dev'essere - assolutamente neutrale ed imparziale riguardo alle parti del processo visto che la medesima, soprattutto durante la legislatura conclusasi nel 2006, si è assiduamente espressa contro praticamente tutte le politiche portate avanti dai governi Berlusconi II e III e dalla maggioranza dell'allora Casa delle Libertà in ogni settore della vita pubblica dando ad essi sempre - aggiungo io - una lettura definibile politologicamente come di estrema sinistra. Riportando numerose citazioni testuali, documentate e documentabili, il senatore chiede insistentemente, premettendo sempre che la giudice in questione ha comunque diritto a professare tali idee, come tale giudice possa, al tempo stesso, giudicare quel cittadino primo responsabile delle situazioni che hanno suscitato la sua riprovazione sempre platealmente espressa senza suscitare nel cittadino medesimo il dubbio di essere fatto oggetto di un giudizio non sereno.
Di fronte a tale quadro, ritengo personalmente inutile disquisire sul tasso di moralità e onestà di Berlusconi o sulla tempistica - sempre quanto meno sospetta - delle iniziative giudiziarie che lo hanno riguardato a decorrere dall'autunno del 1994: chi avesse tempo e voglia potrebbe trovare migliaia di documenti a suffragio di entrambe le tesi. Quello che mi preme, in questo momento, come per i citati editorialisti di FT e Corsera, è di sottolineare l'importanza che avrebbe una norma che - sospendendo con equilibrio i procedimenti giudiziari penali nei confronti dei capi dello Stato, del Parlamento e del governo - restituisse stabilità al pronunciamento degli elettori e serenità ai rapporti fra le Istituzioni e fra queste e l'opinione pubblica, a giovamento anche dell'immagine internazionale della Repubblica.
Tale norma pare che sia stata trovata dal ministro Alfano nell'ultima versione di quello che era già stato, ab origine, il lodo Maccanico, divenendo in seguito il lodo Schifani per riapparire, oggi, nelle vesti di lodo Maccanico-Schifani-Alfano. Quest'ultima versione del provvedimento ha dovuto fare i conti con la pronuncia della Corte costituzionale che aveva dichiarato costituzionalmente illegittima gran parte della normativa contenuta nella precedente legge, inserendo, in particolare, la facoltà per il soggetto interessato dalla sospensione del procedimento giudiziario di rinunziarvi. E' inoltre ribadita la sospensione dei termini di prescrizione ed è previsto che dalla sospensione del procedimento non siano interessati i cosiddetti "atti improrogabili" come - ad esempio - l'audizione di un teste con una ridotta speranza di vita a causa di vecchiaia o di grave malattia. E' data, altresì, la possibilità alle parti lese dal presunto comportamento criminale del soggetto in questione di trasferire il processo in sede civile. La sospensione non dovrebbe reiterarsi per più di una legislatura (nel caso dei presidenti di Camera, Senato e Consiglio) o - nel caso del presidente della Repubblica - di un mandato, salvo il caso che il soggetto riceva una nuova nomina nel corso della medesima legislatura: tale eccezione dovrebbe riguardare soprattutto i casi di formazione di un nuovo governo con lo stesso presidente del Consiglio, ma la mancanza di esplicitazione ha fatto sospettare l'ex presidente della Corte costituzionale Valerio Onida che la norma potrebbe applicarsi anche in caso di elezione - ad esempio - di Berlusconi al Quirinale, cosa quantomeno improbabile essendo tale elezione prevista per l'inizio della prossima legislatura. Lo stesso Onida critica la scelta del procedimento legislativo ordinario affermando che le eccezioni alla regola generale della sottoponibilità di tutti i cittadini all'esercizio dell'azione penale possa essere disposta soltanto con legge costituzionale. Ed è probabilmente questo, anche secondo me, il punto più debole della proposta di riforma anche se, come già rilevato, il nuovo lodo è stato molto più attento del precedente alla giurisprudenza della Corte costituzionale.
La storia parlamentare del lodo Alfano è ancora tutta da scrivere, mentre non pare del tutto da escludere la sua conversione in disegno di legge costituzionale. Fin d'ora, si può prevedere un più o meno convinto sostegno allo stesso, oltre che della maggioranza, anche dei neodemocristiani di Pier Ferdinando Casini. Quanto alla coalizione Pd-Idv, se non sorprende minimamente l'annuncio di barricate di Antonio Di Pietro, personaggio notoriamente insensibile alla tematica dell'equilibrio fra i poteri oltre che, per certi aspetti, perfino a quella dei limiti all'invadenza dei magistrati nella sfera privata dei cittadini e della possibilità data ai primi dall'ordinamento di limitare la libertà dei secondi, assolutamente risibile appare la posizione dei veltroniani che condizionano il loro appoggio al provvedimento al rinvio della sua entrata in vigore. Come dire: l'esigenza di ripristinare l'equilibrio fra i poteri e di tutelare il responso delle urne è avvertita anche da noi, purché a beneficiarne non siano Berlusconi e gli elettori del Popolo della Libertà, della Lega Nord e del Movimento per l'Autonomia.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

Sviluppi successivi alla pubblicazione dell'articolo e altri commenti (da Corriere.it) e comunicato del Quirinale:
2 luglio: Il presidente della Repubblica ha autorizzato la presentazione alle Camere del disegno di legge Alfano;
Scontro frontale: il commento di Massimo Franco (1 luglio);
La patologia italiana: l'editoriale dello storico Ernesto Galli della Loggia (29 giugno);
22 luglio: il Senato approva in via definitiva la legge Alfano;
23 luglio: il presidente della Repubblica promulga la legge a sole ventiquattro ore di distanza dall'approvazione parlamentare;
Documento: il comunicato del Quirinale.

domenica 8 giugno 2008

Intercettazioni? Sì, no, sì ma...

Scilla (Italia), 8 giugno 2008

Il presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi, davanti ad una platea composta in gran parte da imprenditori aderenti a Confindustria, riuniti a Santa Margherita Ligure, poco prima o poco dopo essersi ripreso dall'ennesimo malore (chirurgia estetica o no, settantadue anni sono sempre settantadue anni), ha lanciato lo scorso 7 giugno uno dei suoi annunci-bomba: è in preparazione un disegno di legge che, una volta divenuto legge ed entrato in vigore, istituirà un "divieto assoluto" di intercettazioni telefoniche (e, presumo, ambientali) in tutte le indagini che non riguardino la mafia ed il terrorismo in tutte le loro forme. Più che tale "bomba", a stupire chi scrive è stato lo spontaneo, fragoroso, applauso che si è immediatamente levato dalla platea confindustriale, quasi che la gran parte degli operatori economici italiani - rappresentati da quella platea - più che annunci di riduzione della pressione fiscale o di semplificazione delle procedure burocratiche non aspettasse dal governo altro che questo: l'assicurazione che nella propria vita - presumibilmente ricca di particolari imbarazzanti - nessuno avrebbe d'ora in avanti ficcato il naso. Ora, se tale "gioia spontanea" deriva dal fatto che i plaudenti si siano sentiti tranquillizzati dal vedere, in prospettiva, una dimensione personale più protetta - sia riguardo alla vita privata, sia riguardo all'attività economica che, anche quando perfettamente lecita, può richiedere, soprattutto in taluni frangenti, la massima riservatezza - non vi sarebbe nulla da eccepire ma verrebbe, anzi, spontaneo unirsi all'applauso. La sorpresa per tale ovazione diverrebbe, al contrario, sconcerto se gl'imprenditori avessero provato la sensazione di essere maggiormente protetti in attività che presentassero profili, più o meno marcati, di violazione delle leggi. Fino a prova contraria, meglio credere alla prima ipotesi...
Ad ogni modo, chi è abituato a valutare come l'annuncio di un disegno di legge e la legge che effettivamente entrerà in vigore, se vi entrerà, risultino quasi sempre radicalmente differenti - con la legge vera e propria notevolmente "smorzata" degli "ardori rivoluzionari" paventati dall'annuncio - sa che prima che il dibattito seguente alla dichiarazione berlusconiana assuma una qualche concretezza molte novità potrebbero aversi. Fin d'ora, si può solo registrare la prevedibile "levata di scudi" della magistratura organizzata e il disappunto di ambienti della stampa preoccupati dalle possibili pene (il presidente del Consiglio ha parlato di cinque anni) nelle quali potrebbero incorrere coloro i quali divulgassero il contenuto di un'intercettazione illegittima secondo i canoni iper-restrittivi della legge annunciata.
Gian Carlo Caselli, procuratore capo a Torino, sottolinea come i profili criminali indicati dal capo del governo come i soli atti a giustificare il ricorso alle intercettazioni siano eccessivamente esigui, paventando, in particolare, il rischio che sia reso particolarmente arduo perseguire i reati contro la pubblica amministrazione o, in particolare, quelli riconducibili al fenomeno della cosiddetta malasanità. E neanche ventiquattro ore dopo le parole di Santa Margherita è intervenuto il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, ministro della Giustizia dei governi Berlusconi II e III, Roberto Castelli della Lega Nord che vorrebbe comprendere anche i reati di corruzione e concussione. Per ora, nessuna "stecca nel coro" da parte del Popolo della Libertà.
Ora, non c'è dubbio che l'uso delle intercettazioni fatto nel recente passato si sia prestato ad abusi mentre assolutamente scandaloso ed inaccettabile si è rivelato il fenomeno della divulgazione continua - a mezzo stampa e televisione - del contenuto di trascrizioni solo marginalmente inerenti all'inchiesta che le aveva originate, talora persino teoricamente protette dal "segreto d'ufficio". E', quindi, tuttora necessario intervenire nella materia per impedire che le sempre troppo esigue risorse della Giustizia e delle forze dell'Ordine vengano sprecate con eccessiva superficialità ma, soprattutto, che l'onore di determinati cittadini venga leso - talora in modo irreparabile - da un sapiente e moralmente infame uso della divulgazione: mirata, col misurino e ad orologeria. Ma, come accade quasi sempre, alla politica si chiede ora di non gettare, assieme all'acqua sporca, anche il bambino. L'Italia è una Nazione che ha una fame quasi disperata di certezza dell'osservanza delle leggi: di tutte le leggi, di tutti i decreti-legge e di tutti i decreti legislativi. Tale certezza - data la natura umana portata a perseguire il proprio interesse privato anche in violazione delle regole della morale e del diritto, se ciò può avvenire senza "pagare dazio" - non può essere conseguita se il maggior numero possibile di reati non viene scoperto, perseguito e punito. Ed è, quindi, evidente che in tale contesto le intercettazioni assumono un ruolo talvolta fondamentale.
Chi scrive, vivendo nell'Italia meridionale, sa quanto sia essenziale lottare contro la criminalità organizzata mentre è chiaro a tutti come la minaccia del terrorismo non vada mai sottovalutata. Eppure, non può sfuggire l'importanza di perseguire efficacemente reati che solo se paragonati alle stragi o al traffico degli stupefacenti potrebbero apparire come "minori". Perché minori non sono. Perché hanno un peso notevole, che sia diretto o indiretto, sulle nostre vite. Facile pensare ai reati contro la pubblica amministrazione i quali solo apparentemente non implicano il versamento del sangue innocente: cos'è se non tale la morte causata dalla malasanità? Ma anche a reati violenti che non abbiano moventi di criminalità comune o politica, come l'omicidio per motivi passionali.
C'è da confidare, dunque, che il dibattito parlamentare "sviscererà" il tema in tutti i suoi aspetti e consentirà l'adozione di una legge efficace ed equilibrata ma, soprattutto, non lesiva della certezza del diritto.
Un segnale di speranza in questo senso, a ben vedere, c'è già. La presidente della commissione Giustizia della Camera dei deputati Giulia Bongiorno del Popolo della Libertà, giovane principessa del foro, ha lanciato una proposta prontamente accolta con favore dal procuratore Caselli. Che la necessità e opportunità delle intercettazioni non siano più valutate dal solo giudice per le indagini preliminari (organo composto da una sola persona) ma da un nuovo organo giudiziario costituito da più magistrati. Ciò probabilmente costituirebbe una garanzia maggiore dall'abuso e consentirebbe di allargare con più tranquillità il novero dei reati le cui indagini possano essere svolte anche con le intercettazioni.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

Per saperne di più (dal sito del Corriere della Sera):
Il resoconto sulle parole del presidente del Consiglio e le prime reazioni
Intervista a Gian Carlo Caselli
Le reazioni del giorno dopo e i distinguo di Castelli
Un commento sul tema del giurista Vittorio Grevi del 22 luglio 2008