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giovedì 3 giugno 2010

Risorgi, Santa Lucia!

L'eco dolorosa della vicenda della Santa Lucia ha valicato l'Oceano Atlantico

Scilla (Italia), 3 giugno 2010

Giuseppe Briganti, mio compaesano scillese da tempo residente in Canada, mi ha recentemente usato la squisitezza di farmi sapere di leggere ed apprezzare il mio blog, informandomi, con l'occasione, di dilettarsi nella composizione di poesie in vernacolo calabrese-reggino e prevalentemente dedicate a Scilla, alla sua geografia ed alle sue memorie, inviandomene alcune.
E' con particolare piacere che pubblico la seguente, dedicata alla "Santa Lucia", lignea imbarcazione da pesca della flotta scillese, recentemente fatta ardere da sciagurata mano ignota.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

Risorgi, Santa Lucia!

di Giuseppe Briganti



Ggenti chi, non sapi viviri a stu mundu

Non havi chi mi faci, nta sta terra

Si senti u Patr`eternu i girutundu

Capu priputenti ri cu sgarra.

Senza dignita`, mancu rrispettu

I cu tira e mmucci`a manu

Pover`omu, senza ntellettu

I facci a facci, non e`, n`essiri umanu.

Nci curpunu puru, i silenzi umani

Cura i pagghia, ri cu sgarra

No nci sunnu cchiu`, i cuscienzi sani

E fannu u ijocu di la murra.

Ma povereddhi, nta nsaccu na scusci

Na nuci sula, no nfa sonu

Sperunu all`indomani sa ci bbrisci

Sa nci rrunesci n`autru ijornu bbonu.

Ma com`e` bbellu chistu ijocu

Pir cui u faci e pir cui nc`u` rreggi

Ma cui u rricivi chistu focu

Non havi cchiu` lacrimi mi ciangi.

Sata Lucia, non muriri !...

Non dari sazziu a sti birbanti

Pirchi` tu hai a viviri e mi criri

O cori i tutt`a bbona genti.

Non vi pigghiati pena, non v`asbarruati

Pirchi u nfernu focu parturiu

Ddiu, nci faci u cuntu a sti malati

Candu sara` l`ura ru castiu.

SantaRroccu, penzinci a sta genti

Cui simina chiva mi si curazza

Cu ijavi a cuscenza, malamenti

Cand`e` o giudizziu i Ddiu, mi s`umbbrazza.

Mammi, Patri, rrussigghiati u vostru cori

Mugghieri e Figghi ri Caini

Rumani, v`arrivera`, carchi duluri

Mi ijastimati;... Figghi ri pputtani!..

Cacciatavilli ru sciancu sti scupini

Ricuperatavillu u vostru onuri

Pirchi`s`arrivera` chiddhu dumani

V`usciuppati ru pettu, u vostru cori.

Ijati avanti a l`artari a nginucchiuni

Circatinci a razzia a nostru Ddiu

Ricitinci; oh Ddiu !.. Patri patruni

Cacciatandillu stu caliu.

Omini!... chi sit`i cchiu` valenti

Cacciatavvilli, ri vostri scianchi

Sti carduni, chin`i spini malamenti

Non v`allurdati i mani ijanchi.

Santa Lucia, fatti coraggiu

Ijaziti cu tuttu u to casatu

Pirchi`, nasciru i sciuri ru Rre maggiu

Tutti o to sciancu, in coru beatu.

Oh!... ggiuvini i sta terra bbiniritta

Chi siti u Sali, meli e a manna

Cacciatala, ddha mala scritta

Chi a vui tutti, vi cundanna.

Scriviti liberta`, paci e amuri

GroriaPatri, ave e creru

Mi vi caccia sti duluri

Ru paisi tutu nteru..

Vardati sempri Avanti

S`esti a terra scivulusa

Firmativi n`istanti,

Non faciti a la rrinfusa.

Pigghiativi ri mani

Frati, soru e tutti amici

E sunati li campani

I campani di la paci.

I campani pir la vita

P`ogni strata e p`ogni via

Pir raggiungiri la meta

Cusi`!... risorgi a Santa Lucia.

domenica 7 febbraio 2010

INFORMAZIONE CULTURALE: "Le nozze di Adelina" in scena alla "Technè Contemporary Art Gallery" di Reggio Calabria

Ricevo dalla TERESA LIBRI COMMUNICATION e volentieri pubblico quanto segue.

Vivere una favola è possibile.

È iniziata ieri durerà fino a stasera?

Ma è solo un’anticipazione di quello che succederà a coloro che si accingeranno a pronunciare il fatidico SI’ avvalendosi dell’organizzazione e della collaborazione della wedding planner Teresa Vecchio. Be’ sì ho usato un termine di stampo Anglosassone, per forza, in quanto analizzando la traduzione significherebbe pressoché pianificatore oppure organizzatore matrimoniale. Agli occhi dei, spero pochi, lettori che disconoscono la lingua Inglese sembrerebbe trattarsi di una professionista che si occupa di prevenire divorzi o separazioni.

E INVECE NO! Teresa Vecchio la wedding planner i matrimoni li organizza mettendo la sua esperienza e la sua professionalità a servizio delle coppie in procinto di.

Scegliere location ideali e per la funzione e per il ricevimento, proporre ogni particolare che poi sfocia nell’essenziale, suggerire l’arredamento del nido d’amore degli sposi. Questi ed altri i “problemi” che non saranno più psicologicamente a carico dei futuri sposi o dei parenti più prossimi. Per questo c’è la wedding planner (tranquilli non lavoro anche per la Master Card!).

Ad un certo punto Teresa Vecchio con il suo seguito di wedding experts approda alla Technè Contemporary Art Gallery di Reggio Calabria.

Le algide mura della galleria sembrano proprio fare al caso loro: ogni cosa, ogni particolare si combina alla perfezione con l’esigenze organizzative.

L’accoglienza e l’ospitalità di Angela Pellicanò, Caterina Pellicanò, Caterina Scaramuzzino e Salvatore Lumia, i membri della Technè Contemporary Art riscaldano con la loro aria di artisti da Rive Gauche ogni evento e manifestazione svolto nella loro Gallery. Caterina P., Caterina S. e Salvatore L. sempre volutamente lontano dai riflettori sono anche loro insieme ad Angela P. – che è anche direttrice artistica - il cuore pulsante di questa meravigliosa realtà artistico-culturale. Le loro opere parlano, si animano e suscitano emozioni indescrivibili.

Teresa Vecchio e gli altri amici de Le Nozze di Adelina si muovono tra gli ambienti della Gallery con un fare familiare. È questo che il management della mostra-evento ha voluto creare: la familiarità di una favola. Glamour, gusto, raffinatezza, sobrietà, sensualità e feeling attraggono i visitatori della mostra. Già qualcuno espone le proprie lamentele perché due giornate sono poche. Ma chi l’ha detto che si tratta solo di due semplici ed uniche giornate? Il gruppo di partecipanti all’organizzazione è sempre a disposizione per ogni consiglio e/o suggerimento:

  • Il flower designer Francesco Calabrò titolare di "Petali Fiori e Forme" –
  • l'architetto (interior design) Daniele Leuzzo
  • "Kedivè" di Luisa Racinaro e Laura Zagari.
  • l'atelier "Sposami" di Matilde Francica
  • i musicisti delle "Magiche Armonie".
  • Il fotografo Giuseppe Tassitano,
  • Confini Viaggi
  • Il maestro cioccolatiere Paolo Caridi.
  • Anna Evoli titolare del Bed and Breakfast “Le Stanze di Anna”
  • Ylenia De Marco titolare di “ARTeS - Servizi e Consulenza x l'arte

E scusate se è poco!

Teresa Libri

Reggio Calabria, 7 febbraio 2010

giovedì 16 luglio 2009

Spes contra spem

Ero a "La Lunga Marcia della Memoria" di daSud...
Mentre nel mio paese si consumava, o era stata da poco consumata, un'orrenda blasfema duplice carneficina...


Scilla (Italia), 16 luglio 2009

Se una connettività bassissima alla rete internet e servizi di navigazione a singhiozzo me lo consentiranno, vorrei scrivere due o tre cose su La Lunga Marcia della Memoria di ieri.
Una Marcia fondata sulla speranza. Una speranza del tutto priva di motivazioni o di presupposti benché minimi. Una speranza disperata. E tuttavia necessaria, indispensabile, imprescindibile se si vuole continuare a vivere in questa terra e non si ama il gioco delle tre scimmiette... (ma chi vuole continuare a vivere in questa terra!?...).
Ad ogni modo la serata è stata un successo. Non era facile mettere insieme una buona parte del meglio dello spettacolo calabrese. La carne al fuoco era perfino troppa, tant'è che a bere fino in fondo l'"amaro calice" siamo rimasti in pochi. I toni erano comprensibilmente pesanti. Una o due lacrime hanno solcato il mio volto. Merito della bravura delle attrici e degli attori. Ma soprattutto della bruciante realtà delle immagini che evocavano. Meno male che la straordinaria verve comica del cantautore di Mirto Crosia Peppe Voltarelli, ironizzando sui numerosi spunti offerti da una serata non avara di imprevisti, ha reso più sopportabile lo scorrere dei momenti, carichi di crescente tensione. Ma l'ironia è anche la chiave attraverso la quale Voltarelli descrive in un modo nel quale ogni calabrese si può riconoscere la pervasività della ndrangheta nel tessuto sociale e l'impossibilità di ignorarla.
Gli echi della tragedia greca non possono non percepirsi nell'ossessiva declamazione sangue chiama a ssangue! sangue chiama a ssangue! sangue chiama a ssangue! che fa da sfondo alla rievocazione di un processo se non vero altamente verosimile.
Gli artisti si alternano con tranquillità e senza conduzione. Non v'è neanche l'ombra dell'ansia da scaletta televisiva. Qualcuno si presenta. La maggior parte sceglie di rimaner nota a chi già lo era ma non rinuncia mai a presentare chi ha collaborato nella rappresentazione del numero. Nessuno degli spettatori conosce tutti gli artisti. Ognuno, però, ne conosce uno o alcuni. Proprio per questo motivo avevo deciso, in un primo momento, di non nominare nessuno. Ma poi mi sono convinto che gl'"innominati" non se la prenderanno!...
Rachele Ammendola prende spunto dalla definizione data alla ndrangheta dalla procuratrice statunitense Julie Tingwall ("è invisibile, come l'altra faccia della luna") per imbastire la sua rappresentazione che tocca vette sublimi. Si veste e si trucca di luna. I toni deliranti e le mime sardoniche risultano talora fastidiosi. Ma dimostra che il perfettamente riuscito percorso emendativo della dizione non le ha fatto dimenticare il suo dialetto. E restituisce alla perfezione l'abito fisico e mentale di signora Ndrangheta che molti calabresi per bene spesso confondono col normalissimo modo di farsi valere e di far riconoscere le proprie pur fondate ragioni.
Inoltre, oltre a confermare ciò che già sapeva chi l'aveva conosciuta - e cioè di essere una vera attrice - si rivela anche come coraggiosa testimone civile. Dà tutta se stessa alla performarce e si percepisce. Usa parole, concetti, nomi senza risparmio e dominando la legittima naturale ritrosia. Chi scrive ha avuto occasione d'incontrarla prima dello spettacolo ed ha percepito un certo nervosismo. Ma considera addirittura un privilegio aver potuto stringerle la mano pochi secondi dopo l'esibizione. Una mano che ha trasmesso gran parte delle vibrazioni provate dalla donna che in alcuni attimi devono aver raggiunto il parossismo.
M'è piaciuta anche l'idea di Nino Racco di non raccontare un fatto di criminalità organizzata italiana meridionale, ma di narrare la storia del sogno liberaldemocratico di Jan Palach finito nella sublime tragedia del suo "volontario" rogo nella Praga ricomunistizzata dalla violenza moscovita. M'è piaciuta perché - come ho già scritto - è immediato "identificare nella lotta alle mafie la stessa lotta per la libertà, la democrazia e il rispetto dei diritti umani, civili, politici e sociali che ha già impegnato gl'Italiani in altre fasi storiche e che tutt'oggi impegna centinaia di milioni di persone in varie parti del mondo."
Altra divagazione-non-divagazione è quella di una giovane attrice che con i suoi "monologhi di Desdemona" ha fatto emergere quello che è sotto gli occhi di tutti. La violenza maschile sulle donne. E il silenzio imposto a queste donne da una cultura occidentale ancora intimamente barbarica nonostante internet, la televisione e gli aerei supersonici. "Sopporta, è tua l'incombenza di tenere unita la famiglia, non esagerare, pensa ai piccoli...". D'altra parte la ndrangheta non è altro che questo marito-padrone per la donna-Calabria.
Alcuni artisti - in particolare Voltarelli e Racco - hanno ironicamente manifestato il loro disappunto per la musica diffusa senza risparmio di decibel dall'esercizio commerciale confinante con il Museo dello strumento musicale. Io devo dire di non essere completamente d'accordo, anche se certo qualche "acuto" se lo sarebbero potuto risparmiare. Perché mi sembra molto "antimafioso" che, a pochi metri di distanza, si possa tranquillamente decidere se andare alla manifestazione di daSud ovvero di gustare un gelato a suon di liscio. Anche questa è libertà.
Una pipì in compagnia dello stesso Voltarelli (un piacere che voi umane non potete neanche immaginare) mi rivela una notizia che ha l'effetto di un colpo di mazza da baseball sullo stomaco. Il mio paese, il posto più bello del mondo, Scilla è stato il teatro di un orrendo duplice omicidio di giovanissimi. Mi pare che uno fosse addirittura un bambino. Magro sollievo scoprire che non si tratta di scillesi.
Aprendo il giornale stamattina, ne scopro un'altra. Certo, di una gravità infinitamente minore. Ma comunque il segno che qualcosa è andato storto in decine d'anni di educazione alla democrazia e alla convivenza civile. Il neoinaugurato anfiteatro di Scilla è stato sottoposto ad attentati di notevole portata.
Ed ecco che tutto perde improvvisamente senso. Tranne la certezza dell'imprescindibilità di un dovere. Quello della speranza.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

sabato 4 luglio 2009

Giuseppe Giordano, lo chef della porta accanto...

Piacevoli scoperte. A Scilla, nell'incantato borgo di Chianalea, al ristorante "Panoramic" (già "Xifia") è possibile incontrare un eccellente connubio tra tradizione e innovazione nell'arte culinaria dagli esiti sorprendenti. Non solo per il palato...

Scilla (Italia), 4 luglio 2009

Conoscevo Giuseppe Giordano, scillese come me, più giovane di alcuni anni. Sapevo che da parecchio tempo girovagava per ristoranti e alberghi dell'Italia settentrionale e della vicina Europa. Ma non credevo che, varcata la soglia della cucina, vi rimanesse oltre il tempo necessario a prelevare le portate da condurre ai tavoli. Me lo immaginavo in sala ad intrattenere i clienti - e, soprattutto, le clienti - con il suo spirito goliardico e spontaneo...
Quando sono stato invitato da alcuni amici a trascorrere una serata al ristorante "Panoramic" (già "Xifia") dove Giordano avrebbe cucinato per noi sapevo, quindi, che avrei trascorso del tempo piacevole, principalmente per il posto e per la compagnia, ma non avrei scommesso un euro che avrei gustato una cena non comune.
Percorro a piedi, dunque, il lungomare Colombo, la via San Francesco di Paola ancora disastrata dai lavori in corso e chiusa al traffico carrato - incredibile in piena stagione turistica per un posto come Scilla! -, il porto e faccio, quindi, il mio ingresso a Chianalea, subendone il fascino fatto di suggestioni visive, acustiche ed olfattive come fosse la prima volta. Mi dirigo verso piazza Porto Salvo, parte "alta" del quartiere, ed entro nel ristorante, raggiungibile anche dalla strada statale 18, pochi metri dopo la Chiesa arcipretale dell'Immacolata, in direzione Bagnara. Franco e Carmelo Santafemia sono dei perfetti padroni di casa. Sanno della prenotazione dei miei amici e m'intrattengono in attesa del loro arrivo. Nel corso della serata dovrò pure scusarmi con Franco per avergli detto che il posto non è sufficientemente ventilato: il caldo era quello che proveniva da me stesso reduce da una lunga camminata e non da una terrazza panoramica che presto si rivelerà - anche per il clima - uno spicchio di Paradiso.
A tavola. Chiara è gentile e disponibile ad ascoltare le nostre richieste e rende subito, con il suo sorriso, ancora più belle le portate magistralmente impiattate da Giordano, che si diverte a presentarcele in forme non scontate e tuttavia coerenti. Non manca mai un pomodorino ciliegino a ricordarci che siamo nel cuore del Mediterraneo, quasi una firma dello chef scillese. Tra gli antipasti non mancano i classici come le frittelle di neonata (ciciaredda a Scilla, bianchetto altrove) o le cozze marinate né novità degli ultimi anni che hanno ampiamente - e con grande successo! - superato la fase "sperimentale" come la parmiggiana di melanzane e pescespada. Giuseppe ci propone anche una "tartara" di pescespada. Ci piace, ma il nostro rapporto con la crudità o con le cotture del tutto prescindenti dal fuoco non è ancora completamente pacificato. Il resto sono sapori e odori e visioni del mare e della terra riuniti in un'armonia che difficilmente chi non cucina per mestiere e - soprattutto - per passione riesce ad immaginare.
Tale armonia raggiunge il culmine nel risotto d'oro (o dorato?) nel quale tutti i sapori - ho riconosciuto il parmigiano, i funghi, qualcosa di "marino" che non saprei dire... - non solo s'armonizzano ma sembrano fondersi in unico sapore superiore...
Il dessert è l'evergreen tiramisù... Ma poteva essere quello solito? Certo che no! E allora via i savoiardi e dentro delle cialdine morbide che immagino preparate personalmente dallo stesso Giordano, associate ad una cremina di una delicatezza tutt'altro che priva di sapore e a delle fragole succulente...
Un sorso del calabresissimo Vecchio Amaro del Capo, l'odore e il rumore del mare un po' distante ma ancora fortemente percepibile, una brezza leggera che rende il clima semplicemente ideale, la professionalità e la gentilezza di Franco, Carmelo, Giuseppe e Chiara e la compagnia di amici aperti al sorriso rendono tutt'altro che comune una serata all'insegna del piacere dei sensi.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

martedì 30 giugno 2009

Un infinito circoscritto...

Una citazione dalla carta stampata. La Reggio di Bruno Forte.

Scilla (Italia), 30 giugno 2009

Bruno Forte è uno dei più autorevoli teologi cattolici italiani. E' arcivescovo di Chieti-Vasto e referente, appunto, per gli affari teologici e della diffusione del messaggio cristiano per tutti i vescovi cattolici italiani. A metà giugno è stato sullo Stretto di Scilla e Cariddi per degli incontri nell'ambito della Chiesa calabrese. A margine, Filippo Curatola - direttore del settimanale cattolico L'Avvenire di Calabria e, fra l'altro, già arciprete di Scilla in anni ormai lontani - s'è intrattenuto con lui per una piacevole conversazione, riportata sulla rivista. Non v'è parola dell'intervistatore o dell'intervistato che non sia mentalmente stimolante. Ho deciso di condividere il brano finale nel quale Curatola chiede a Forte di parlargli della sua impressione di Reggio. Ne è venuta fuori una risposta per molti aspetti sorprendente.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com



(...) Curatola: "Cos'è che l'incanta di Reggio?"
Forte: "M'incanta quel suo trovarsi sulla soglia dell'Infinito ... ma di un infinito..."
...un infinito?
...un infinito circoscritto: hai l'orizzonte infinito ed insieme lo spazio finito...
E' il paradosso di Reggio, l'infinito e il finito insieme...
Sì, a differenza delle città sul lago, dove c'è la bellezza ma circoscritta; o delle città sugli oceani dove c'è l'infinito, ma non circoscritto... (...)

(brano tratto da "L'Avvenire di Calabria", pag. 16, 20 giugno 2009)