mercoledì 29 aprile 2009

Ballarò


Sassoli politico. Il malore della donna incinta. La pazienza in via d'esaurimento della signora Berlusconi...

Scilla (Italia), 28 aprile 2009

Visto "Ballarò". Veramente, mentre accendevo l'elaboratore non era ancora finito.
In scena l'esordio di David Sassoli come uomo politico. In particolare: candidato a Strasburgo per il Partito democratico. Forse una perdita di un certo valore per la conduzione del Tg Uno. Di sicuro, non un grande acquisto per la politica. E' scialbo, demagogico, poco sicuro di sé. Si vede che "non ha studiato" e l'esperto Bonanni della Cisl ha gioco facile a correggere i dati che sciorina.
Appena un po' meno peggio il neoantifascista Alemanno, al suo primo compleanno da "governatore" di Roma. Carolina Lussana della Lega Nord Padania riesce con molta fatica a mascherare con l'eufemismo dell'"azione di riequilibrio" lo scippo vergognoso dei fondi strutturali europei destinati esclusivamente al Mezzogiorno ed alle Isole d'Italia ed utilizzati per coprire mille buchi di bilancio e di fatto trasferiti in maggioranza al Settentrione dove ha avuto maggiore effetto l'abolizione dell'Ici sulla prima casa.
Il peggiore di tutti rimane Diliberto. Non foss'altro perché è ancora il segretario del Pdci. L'unico dei quattro timonieri della barca "Sinistra-Arcobaleno", affondata alle politiche dello scorso anno, a non essersi assunto la corresponsabilità della sconfitta e farsi da parte. S'è inventato persino la magnifica, colossale, imperiale sciocchezza che l'estrema sinistra è uscita dal Parlamento nazionale perché non ha riproposto la falce e martello e il nome comunista nel simbolo elettorale... E si permette pure il lusso di parlar male dell'ultimo governo Prodi! Inutile dire che le pochissime cose buone realizzate da quest'ultimo sono quelle proposte da lui...
Meno male che l'imprevisto a volte contribuisce a ravvivare una delle tante serate televisive che paiono studiate apposta per aiutare i telespettatori sofferenti d'insonnia.
Prima il malore di una donna che crea un po' di scompiglio e fa anticipare l'interruzione pubblicitaria. Al rientro, Floris ci dirà che è incinta. Forse mentre scrivo è già mamma. Bello, comunque, pensarlo...
Ma il piatto forte arriva sul finire della trasmissione. L'effetto sonnifero non era ancora passato, quindi non sono sicuro d'aver capito benissimo. Pare comunque che un'agenzia abbia anticipato il contenuto di un'intervista della moglie del presidente del Consiglio Berlusconi, Veronica Lario, che dovrebbe uscire domani con "la Repubblica".
Vi si parla delle candidature liberalpopolari alle Europee e di come le donne presenti in lista provengano in numero considerevole dalla seconda e dalla terza fila del mondo dello spettacolo. Insomma: si tratterebbe di veline, grandefratelline etc. La signora Berlusconi critica violentemente la scelta e con essa l'atteggiamento di Berlusconi verso le donne. Si dichiara - con i figli - vittima e non complice di tali comportamenti.
Chi scrive ha difficoltà ad immaginare i congiunti dell'attuale presidente del Consiglio come possibili "vittime" di qualsiasi cosa ma, evidentemente, sono anche "vittime" del mio pregiudizio!
Staremo a vedere. C'è da scommettere, in ogni caso, che se ne parlerà per molti, molti giorni. Come se non ci fossero temi molto più urgenti ed infinitamente più importanti...

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

giovedì 23 aprile 2009

Soltanto un giornalista


Visto il primo degli otto dividì distribuiti dal "Corriere della Sera" per il centenario montanelliano...
Che noia quando non parla Indro!


Scilla (Italia), 23 aprile 2009

Da adolescente e da giovanissimo m'ero convinto dell'immortalità di Montanelli. Si fa per dire, ovviamente. Ma, diciamo, ero sicuro che al 2009 ci sarebbe arrivato vivo e lucido come ci è arrivata Rita Levi Montalcini (nata il suo stesso giorno, mese e anno) e come, prima di loro, Giuseppe Prezzolini (classe 1882) - uno dei punti di riferimento professionale e umano di Montanelli - arrivò al suo centenario, nel 1982.
Intendiamoci: non che si debba rimpiangere una vita condotta con discreta salute fisica e mentale per novantadue anni, come se si trattasse di un'"incompiuta". Non mi chiedo più - come feci ad esempio ai giorni del G8 di Genova nel 2001, che poi coincisero con i suoi ultimi, o, ancor più, di fronte all'abbattimento delle Torri Gemelle di Nuova York, l'11 settembre di quello stesso anno - "che cosa direbbe Montanelli?" Però, insomma, da un cervello, una penna ed una parola così non vorremmo mai liberarci!
Meno male che, come ha più volte ribadito di recente la senatrice Levi Montalcini nelle numerose occasioni offertele dalle celebrazioni per il suo centesimo compleanno, la morte si porti via solo il corpo e non le idee ed i valori propugnati e difesi o le ricerche e i documenti prodotti in vita.
E così la Rai, il "Corriere della Sera" e la Fondazione Montanelli hanno raccolto molti di questi documenti, con riguardo principalmente per quelli audiovisivi, per comporre una collezione di otto dividì della quale è in edicola la prima puntata.
C'è molto di che annoiarsi. Soprattutto quando non è Montanelli a parlare. Sì, lo so che i moderni dividì consentono di maneggiare a proprio piacimento capitoli, paragrafi, extra etc. Però anche le generazioni giovani di questo primo Duemila ci mettono un po' a carburare completamente con le nuove tecnologie come accadeva a Montanelli, avvinghiato fino all'ultimo alla sua "Lettera Ventidue" Olivetti come se si trattasse di un'appendice del proprio corpo...
Però, a parte che è sempre piacevole ascoltare la voce di Indro come lo è leggere i suoi pezzi, qualche scoperta interessante la si fa.
Come la "profezia" fatta da Biagi a Montanelli nel 1971 di una possibile sostituzione, nel 2000, del giornale quotidiano con mezzi elettronici. Come anche il fatto che l'autorevolezza che circondava Montanelli nell'ultimo decennio della sua vita fosse, in realtà, presente almeno fin dagli anni '60. E' ancora Biagi, ad esempio, a dirgli, nella stessa trasmissione citata, di considerarlo "il più bravo di noi tutti" e di associarlo a Giulio De Benedetti nella "coppia" di giornalisti da lui considerati come punti di riferimento.
E' sempre Giorgio Bocca, poi, fin dal '69 a mettere Montanelli in un certo imbarazzo per il suo rifiuto di osservare analiticamente fenomeni dirompenti come la contestazione giovanile di quegli anni e la sua tendenza ad alternare analisi politico-sociali raffinatissime a "strizzatine d'occhio" alla laboriosa ma culturalmente mediocre media borghesia. Montanelli incassa con garbo, non vivendo come un dramma l'impossibilità di piacere a tutti.
Gli spezzoni sono parecchi e i profili d'interesse pure.
Le tre costanti che si ricavano mi pare siano la denuncia montanelliana contro la tradizionale autoreferenzialità ed organicismo al potere di turno della cultura, soprattutto letteraria, italiana fin dalla notte dei tempi. Il fatto che la libertà della stampa trovi un ostacolo insuperabile, in fin dei conti, soltanto nella mancanza di "attributi" del singolo giornalista (nonostante l'appartenenza a tutt'altra epoca ed il paragone goliardico-anatomico, suppongo che anche lui sottintendesse "e della singola giornalista"). Ed il rimpianto per non essere riuscito a mantenere in vita un giornale - magari con pochi, ma culturalmente attrezzati, lettori - che fosse in grado di sopravvivere dignitosamente senza le invadenze della proprietà o il sostegno-ricatto degl'inserzionisti pubblicitari.
Ecco perché egli stesso dichiara di non esser stato un buon editore di se stesso; di non aver avuto la vocazione del direttore ma di aver dovuto ricoprire questo ruolo, nel 1974 e nel '94, per ragioni di responsabilità politico-sociale e di esser stato, alla fine, soltanto un giornalista.
No, non è poco...

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

domenica 19 aprile 2009

Referendum, facoltà costituzionale resa vana dall'arroganza della politica


Andar tutti a votare - o sì o no - è l'unico modo per respingere il vittorioso ricatto della Lega Nord che farà fissare la data del referendum in piena estate

Scilla (Italia), 19 aprile 2009

Fa bene il segretario del Partito democratico Franceschini a parlare di "vergogna" per la decisione del governo di non consentire la celebrazione del referendum sulle leggi elettorali di Camera e Senato nello stesso giorno delle elezioni europee e amministrative. Tre argomenti, uno più formidabile dell'altro, avrebbero dovuto rendere obbligato tale abbinamento. In realtà, sarebbe dovuto bastare ed avanzare il primo. Il buon senso, cioè, di non convocare due volte nello stesso periodo gli elettori. Se si aggiungono, poi, la non ancora passata crisi finanziario-economica - da leggere, per lo meno in Italia, sempre "in tandem" con l'abnorme debito pubblico - e, soprattutto, l'immane tragedia abruzzese, quello che prima pareva insensato diventa semplicemente intollerabile.
Come la volgarità di un Calderoli che imputa lo spreco di denaro di tutti a coloro i quali hanno promosso l'indizione del referendum medesimo, come se si trattasse di una sorta di capriccio e non dell'avvalimento di una facoltà riconosciuta dalla Costituzione!
Il tema vero, infatti, è proprio quest'ultimo. Il come la politica italiana, cioè, non si rassegni a considerarsi la parte della società che dovrebbe essere all'avanguardia nel rispettare e far rispettare il diritto del quale essa stessa è la principale produttrice e non lasci mai nulla d'intentato - viceversa - per aggirare, quando non violare apertamente, le norme giuridiche se in gioco sono i propri segmenti di potere o, meglio, di prepotenza.
La storia dell'istituto referendario è paradigmatica in questo senso. Inserito dalle madri e dai padri costituenti nel testo della Legge fondamentale entrata in vigore il primo gennaio 1948 non ha potuto conoscere applicazione se non all'inizio degli anni '70 quando la politica, appunto, dopo oltre due decenni, ha allentato la propria resistenza all'attuazione, con l'apposita legge ordinaria, dell'articolo 75. La legge stessa, altresì, più che ad attuare la disposizione pare orientata a ridurne il più possibile gli effetti limitanti dell'arbitrio della politica. Come le norme del tutto irrazionali che prevedono che la raccolta di firme possa aver luogo solo in certi mesi; che il vaglio della Corte costituzionale debba avvenire soltanto all'inizio dell'anno successivo al completamento della raccolta e, infine, che la celebrazione si svolga soltanto in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno successivi all'ammissione dei quesiti da parte della Corte. Ma la peggiore di tali norme - cioè la più lesiva del diritto che si instaura con l'accettazione della proposta d'indizione del referendum - è quella che prevede che il referendum già convocato si svolga dopo un anno se, nel frattempo, è intervenuto lo scioglimento di una o d'entrambe le Camere!
Ma da allora non si contano i casi nei quali la politica ha il più delle volte messo in campo giochetti - molto spesso riusciti - per impedire lo svolgimento del referendum, inficiarne la validità o minimizzarne gli effetti... Come nel '99 quando il quesito per eliminare il metodo proporzionale nell'assegnazione di un quarto dei deputati previsto dalla legge allora vigente venne respinto soltanto perché il mancato raggiungimento del quorum - per un soffio - poté verificarsi soltanto perché furono inclusi fra gli elettori anche i residenti all'estero.
Il mancato raggiungimento del quorum - cioè la partecipazione di almeno la metà più uno degli elettori alla consultazione - è il vero obiettivo di chi, come la Lega Nord, ha premuto per impedire l'abbinamento con le europee, dato l'orientamento largamente maggioritarista e bipartitista della maggioranza degli elettori, più volte confermato in elezioni analoghe.
Il vero problema è che questi "giochetti" riescono grazie alla passiva collaborazione degli elettori astensionisti. Sta a questi ultimi, se è sincera la loro indignazione espressa in vari modi, impedire - recandosi alle urne in qualsiasi giorno verranno chiamati - che sia così anche stavolta.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

venerdì 10 aprile 2009

De Magistris ad "Annozero": "Basterebbe rispettare la legge, non rubare...". Banale. Ma tragicamente vero...

...e quasi rivoluzionario per un popolo e delle istituzioni che l'applicazione della legge l'invocano solo se è fatto salvo il proprio "particulare" o, meglio, è danneggiato quello del vicino-concorrente-avversario.

Scilla (Italia), 10 aprile 2009

Santoro ci ha provato. Ma nonostante la sua primazia pressoché assoluta nella preconfezione di tesi e argomenti che ogni passaggio dei propri programmi televisivi è tenuto soltanto a confermare, la polemica sull'inefficienza delle azioni di protezione civile subito prima e subito dopo il terremoto del 6 aprile 2009 è apparsa pressoché a tutti largamente infondata. Chi scrive ama chi canta fuori dal coro. Non mi sognerò, pertanto, di unirmi a chi dovesse trasformare i miei rilievi critici al modo di fare giornalismo e televisione del conduttore salernitano in altrettante grida per la lesa maestà di Bertolaso e dei suoi.
Perché giornalismo e televisione, Santoro sa farli e sa farli bene. Come l'aquilano Vespa che, anche secondo Santoro (bontà sua!...), ha dedicato alla viva tragedia nazionale una bellissima "Porta a Porta".
Fra gli ospiti di "Annozero" il giurista Luigi De Magistris. Già magistrato requirente a Catanzaro e, per un breve periodo, giudicante nella sua Napoli. Candidato al Parlamento europeo per la lista Di Pietro-Italia dei valori.
Ha detto delle "banalità" che anche chi scrive ha cercato, il più possibile, di ripetere.
E cioè che l'impatto così devastante sul popolo italiano delle calamità naturali potrebbe notevolmente essere evitato sol che si rispettassero le leggi...

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

martedì 7 aprile 2009

Terremoto a L'Aquila. Decine di morti (2)

Scilla (Italia), 7 aprile 2009

Non solo chiesette rinascimentali o conventi seicenteschi tra le macerie abruzzesi. Abbiamo visto anche "modernissimi" condomini sfarsi come biscotti. Che fine hanno fatto tutti i propositi di "edilizia antisismica" ed i "mai più!" che hanno accompagnato ogni tragedia? E che fine faranno quelli che accompagneranno questa?
Sono le domande che si pone anche Gian Antonio Stella nell'editoriale del Corriere della Sera di oggi.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

venerdì 3 aprile 2009

Un pomeriggio da incidere nelle menti e nei cuori


"Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e l'amore-carità; ma di tutte più grande è l'amore-carità!" (Paolo di Tarso)

SCILLA, 2 APRILE: dedicata a San Francesco da Paola la strada che unisce al porto il lungomare Colombo

Scilla (Italia), 3 aprile 2009

Pubblico delle grandi occasioni a Scilla per la dedicazione a San Francesco da Paola della via che unisce al porto il lungomare Colombo. Via il cui inizio, simbolicamente, coincide con piazza Spirito Santo che, nell'omonima chiesa, ospita un grazioso esempio di architettura tardobarocca, miracolosamente scampato a terremoti e onde anomale. Una chiesa che è anche la custode fedele della devozione da secoli nutrita dagli scillesi e mai interrotta nei confronti del santo di Paola che, lo ricordiamo, è venerato come patrono della Calabria, della gente di mare e, quindi, del quartiere Marina Grande di Scilla.
Ed è proprio dagli ambienti giovanili più sensibili a tale tradizione che è partita, circa sei mesi or sono, l'iniziativa della dedicazione, prontamente accolta dall'amministrazione comunale.
Oltre alle targhe toponomastiche ufficiali è stata scoperta una bella composizione di piastrelle in ceramica che, raffigurando Scilla e lo Stretto di Scilla e Cariddi come teatro del cosiddetto miracolo dell'attraversamento dello Stretto a bordo del mantello, intende ricordare stabilmente la partecipazione spirituale, emotiva e culturale degli scillesi alle celebrazioni per il quinto centenario della morte del santo che ricorreva il 2 aprile 2007. La citata opera accompagnò il pellegrinaggio a Paola del 10 maggio 2008 di un nutrito gruppo di cattolici scillesi i quali ebbero il piacere di incontrare lì, in circostanze del tutto impreviste, Giuseppe Fiorini Morosini, padre minimo (l'ordine di San Francesco da Paola) già nominato vescovo di Locri-Gerace, che impartì la propria benedizione sull'opera. Circostanza, quest'ultima, ricordata dal nuovo arciprete di Scilla Francesco Cuzzocrea il quale, nel rinnovarne la benedizione, vedeva per la prima volta la composizione ceramica e non nascondeva il proprio stupore nel trovarla bella e ricca di significato.
Dal 2005, il legame degli scillesi con San Francesco non aveva più conosciuto una manifestazione comunitaria ufficiale, pur rimanendo intatto nel sentimento dei singoli e dei gruppi. Si spiega anche in tale contesto la mancata tempestiva collocazione della targa commemorativa nell'anno del centenario. Conseguentemente, la cerimonia prettamente civile della dedicazione della via, suggellata dall'esecuzione del Canto degli Italiani, o inno di Mameli, curata dalla banda "Città di Scilla", è stata anche l'occasione per la riattivazione della tradizione religioso-culturale che i fatti hanno dimostrato essere viva e rivolta al benessere spirituale e sociale della comunità. La statua del santo è stata quindi condotta, per la prima volta in quattro anni, al di fuori della chiesa e collocata sul tratto di spiaggia antistante dove ha avuto luogo la solenne celebrazione eucaristica. La predicazione del giovane arciprete è stata lesta nel cogliere i segni offerti da una giornata di splendido sole che, nonostante il giorno feriale, ha favorito l'afflusso di alcune migliaia di persone. Punti di partenza di tale predicazione sono stati la prima lettera di San Paolo ai corinzi che - incentrata sul concetto di amore-carità - racchiude probabilmente l'essenza della novità cristiana; la vita del santo paolano, vera e propria "attuazione" del precetto paolino e la ricchezza che gli scillesi possono trarre dalla loro "amicizia" con il patrono della Calabria al fine di offrire una testimonianza di amore quotidiano che non perde - anzi: probabilmente ne acquista! - di attualità con il passare dei secoli.
Il rappresentante dell'Associazione nazionale dei marinai d'Italia ha confermato l'importanza del legame spirituale di ogni marinaio con San Francesco da Paola ed ha manifestato la gratitudine dell'Associazione per esser stata chiamata a partecipare a tale evento in un luogo così suggestivo.
Il sindaco Ciccone, collegandosi anche alla non semplice attualità economico-occupazionale dell'Italia e del suo Mezzogiorno in particolare, ha sottolineato come anche nella vita civile e politica possano essere utili gli esempi di amore, pacificazione e dialogo offerti da Francesco.
Il resto lo ha fatto uno scenario unico, fornito direttamente dalla natura. Più di una persona non è riuscita a trattenere la commozione quando, sul mare dello Stretto divenuto di un viola splendente con il calar del sole, è stata collocata una corona d'alloro per ricordare chi, cercando nel mare un aiuto e una speranza, vi ha trovato la morte.

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com

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mercoledì 1 aprile 2009

"Corriere" o "Ri-Corriere"?

Scilla (Italia), I aprile 2009

Maggio 1997. Paolo Mieli, già al timone da cinque anni, cede la direzione del Corriere della Sera a Ferruccio De Bortoli.
Giugno 2003. Folli sostituisce il dimissionario De Bortoli ma dura poco. Dopo un anno e mezzo, Mieli torna al comando.
Giorni nostri. Mieli esce di scena ed entra... De Bortoli!
Possibile che il primo quotidiano italiano non possa proprio fare a meno, da quasi un ventennio, di De Bortoli e Mieli!?

Giovanni Panuccio
giovannipanuccio.blog@gmail.com